domenica 30 settembre 2012

Ballbusting

Molto spesso passare dalle fantasie di sottomissione alla realtà passano anni. E ancora più spesso la realtà è deludente, oppure non siamo in grado di tradurre quelle fantasie in azioni o ancora non siamo all'altezza di quelle fantasie o peggio ancora non troviamo con chi realizzarle.

Mingherlino, esile, impaurito, mi racconta come la sua non sia curiosità ma una passione nata per istinto e come oramai è consuetudine esplorare la rete per capire se esiste davvero quello che si agita come un serpente dentro che vuole uscire.
La sicurezza e gli argomenti a tema BDSM che tratto con perizia lo convincono che ha messo la sua "verginità" di giovane e inesperto slave nelle giuste mani.
Il timbro di voce cambia e i soliti ordini : spogliati qui, metti le tue cose in ordine e raggiungi camminando carponi il Doungeon portando con te ciò che mi devi ...
Accidenti è davvero esile, ma molto ben dotato buon per lui, e le idee su come il nostro incontro si svolgerà iniziano a fluire, a pulire la mia mente, disponendomi alla concentrazione indispensabile per svolgere un compito importante : iniziarlo alla sottomissione.
Bianco in volto, certo a vedere fruste gabbia e & dal vivo è altra cosa, nell'immagine che rappresenta meglio la remissione di uno slave, entra a quattro zampe.
Affascinato dai miei piedi calzati da scarpe alte e setose se ne appropria baciandoli con estrema sensualità, intense leccate e sapienti spazi di pausa mi affascinano e rendono l'ambiente pulsante di emozioni e di desiderio e l'erezione prepotente mi suggerisce ...
"Sposta il tappeto vicino alla gabbia e avvicinandoti bene sdraiati a pancia in sù, porgimi i polsi" , le polsiere gli bloccano le mani alla gabbia e lo imprigionano.
I piedi nudi gli accarezzano la faccia e si insinuano fra le sue gambe e il calcio all'improvviso fra i testicoli lo piega. Inizia un alternarsi di piacere/dolore,  fruste morsetti schiaffi e calci,  e si evidenzia fra sospiri e gemiti quando è il momento di passare dal passare dall'uno  all'altro.
Le corde, sempre per me strumento essenziale, sottili ruvide, gli avvolgono i testicoli ed il membro bloccato pulsa, fuoco rosso che arde e brucia i sensi esaltati .




Calpesto la sua virilità riducendo il suo essere in ciò che ha desiderato, uno schiavo sottomesso al piacere della Dominante che decide per lui e che per Lei accetta la sofferenza.
Sparisce il confine nel considerarlo slave per una sessione o personale, in questo momento è Mio, nell'anima.




So che ha paura del dolore fisico considerandolo un limite, ma so che ha il desiderio di obbedire incondizionatamente e con gradualità inizio a fargli provare le varie fruste. Il sibilo del frustino da cavallerizza che fende l'aria lo terrorizza, forse pensa che sia una di quelle sanguinarie che circolano nei video chissà, ma lo colpisco quasi con gentilezza segnandogli il corpo di sottili strisce rosse. Il mio istinto mi porta a desiderare di continuare di aumentare l'intensità dei colpi , ma il controllo che esercito su me stessa e il rispetto fondamentale per i limiti mi disciplinano e l'equilibrio fra desideri e doveri predomina su tutto.

Le scarpe lasciate apposta vicino al suo viso e la scena è perfetta , dovrò decidermi a fare qualche video per non perdere nel tempo l'intensità di alcuni momenti cruciali. Ci penserò, forse ...





Lego, tirandolo verso l'alto il "povero membro", ma scommetto invece che se la sta godendo alla grande anche se finora tracce evidenti non ce ne sono, legandolo dalla parte dei testicoli in una posizione molto divertente. Si si lo so, per me .



"Grazie Padrona", ad ogni strattone ma dimenticando a volte il Padrona e che si può fare se non punirlo con un sonoro ceffone !
Il tempo scivola veloce, comprendo che inizia a cedere e lo libero dalla posizione in cui è rimasto dall'inizio.
" Sei stato molto bravo considerando la tua inesperienza che ora non è più tale, e per premiarti ti concedo di masturbarti guardando i miei piedi. Ma se per caso dovessi sporcarli dovrai pulire ... con la tua lingua ".
Così in ginocchio inizia l'ultimo atto della sua iniziazione ammirando e accarezzando le mie estremità, dono e desiderio che si fondono e diventano piacere maschile.
Lecca con devozione dove sono arrivate gocce del suo umore e siccome sono estremamente compiaciuta dal suo comportamento lo gratifico ancora ... ora puoi lavarmi i piedi !
Si ricompone e : sapevo quando ho letto il Suo annuncio di non trovarmi di fronte ad una delle tante Miss, avevo deciso che doveva essere Lei. E non ho sbagliato, la realtà è stata molto più intensa di come l'avevo mai sognata. Grazie Mistress.







lunedì 9 gennaio 2012

La mia prima sessione.

domenica, 26 giugno 2011

La mia prima sessione

Cara Padrona F.
come da te richiesto proverò a raccontare l’avventura di uno schiavo novizio, al servizio di ben due padrone e un padrone, durante un week end di full immersion nella comunità BDSM italiana. Prima di farlo però lascia che ti ringrazi di nuovo dal più profondo del cuore per l’opportunità che hai voluto darmi. Essere stato scelto da te è per me un motivo di soddisfazione ed orgoglio che mi accompagnerà per tutta la mia vita di bdsmer. Come potrò infatti mai dimenticare chi, con premura e fermezza, mi ha fatto vivere la mia prima vera e piena esperienza bdsm, Colei che mi ha condotto con perizia e premura di fronte ai miei limiti fisici e psicologici, aiutandomi a superarli? Mi sono messo completamente nelle tue mani, non sono arretrato neppure di fronte alle vergate più dolorose perché ero forte della tua forza, fiducioso nella tua fiducia che potevo farcela e alla grande e, sai una cosa? Con queste premesse, col mio atto di fede in Colei che dal primo incontro mi è apparsa come la personificazione terrena della mitica “padrona perfetta”, tutto mi è parso persino facile! Tu hai saputo tirare fuori il bdsmer che dormicchiava in me, esibirmi in pubblico mi è parso d’improvviso naturale, quasi non avessi fatto altro nella vita! Quegli ultimi istanti quando hai provato la bullwhip su di me davanti a tutti, col dolore che cresceva, i miei spasmi scrutati da vicino da tutte quelle persone, il sudore che colava e, alla fine, la soddisfazione di mostrarti i segni della frusta davanti a tutti resteranno impressi nella mia memoria come il bacio d’addio nel finale di Casablanca. “I think this is the beginning of a beautiful friendship” era la celebre battuta di Bogart, che calza a pennello per noi: ovviamente non semplice amicizia, ma sicuramente una stima, un rispetto, una disponibilità che non verranno mai meno nei tuoi confronti (e ovviamente anche l’amicizia!). Visti i miei trascorsi ho capito che forse non sono tagliato per l’appartenenza in senso classico, considera poi che vivendo con una compagna, al di là della libertà che lei mi concede, la cosa risulterebbe problematica; ma avrai sempre un posto nei miei desideri, ed io spero di poterlo avere ancora… sotto i tuoi piedi J
Con immensa stima, amicizia, gratitudine e devozione
Schiavo Lemmy

Ho vissuto tre giorni memorabili, davvero da sogno. Ero partito alla volta di Roma con un peso sul cuore, come chi affronta un viaggio verso l’ignoto. Adesso mi viene da sorridere di fronte alle mie stesse parole, ma quello era il mio stato d’animo al momento. Del resto provate a mettervi nei panni di uno schiavo con scarsissima esperienza che deve affrontare un intero week end al servizio di due padrone ed un padrone nel contesto del workshop teorico-pratico organizzato da La Rosa Nera a Roma! Temevo di essere inadeguato, di non riuscire a sopportare il dolore o che so io, e soprattutto tremavo al solo pensiero di deludere Padrona Mimosa, che tanta fiducia stava riponendo in me.
Sono giunto in tarda mattinata al country club del lido romano che avrebbe ospitato la tre giorni del Workshop. Ho subito incontrato gli organizzatori, le splendide e infaticabili Limea e EllediA più gli altri. Com’è giusto che fosse mi sono messo a dare una mano per preparare la sala dove si sarebbero svolte le attività: un ambiente riservato ma tutto a vetri, che andava quindi schermato da occhi indiscreti con dei grandi rotoli di carta da attaccare tutto in giro. Circa alle 13.00 l’emozione di parlare al cellulare con la Padrona, che mi ordina di attenderla un’ora dopo di fronte alla reception, cosa che faccio ben volentieri, e infatti sono lì ad accoglierla non appena scende dall’auto.
Mi presenta subito alla coppia di suoi amici, entrambi dom: la splendida ed affascinante L. e T., uomo e Padrone gentile e generoso. Non so cosa hanno in serbo per me ma ora che li ho davanti non sono più nervoso, sento anzi un senso di sollievo.
Li accompagno alla reception e li aiuto a sistemarsi, per poi raggiungere assieme la sede dei workshop. È in corso quello dedicato al bondage a cura di Maestro BD, che illustra una vasta gamma di materiali di uso quotidiano utilizzabili per legare nei modi più fantasiosi. Si va dal domopack alla carta igienica, passando per nastri e fasce varie, comprese quelle usate in equitazione per fasciare le gambe ai cavalli. Finita l’illustrazione si passa alla pratica e il materiale è a disposizione di tutti. Padrona Mimosa usa su di me proprio una lunga e sottile fascia rossa da equitazione, realizzando una pittoresca legatura che mi immobilizza in piedi con le braccia e le mani assicurate lungo i fianchi. Padrona L. aggiunge il tocco finale: un laccio da scarpa rosso sulla testa che mi fa assomigliare ad un uovo di pasqua, per il divertimento di tutti i presenti. Intanto diverse schiave sono legate con domopack, nastro adesivo, fascette da elettricista e quant’altro, si odono schioccare le prime frustate. Un ottimo inizio, l’emozione e la contentezza sono al culmine.
Dopo la cena si prosegue con la lezione sull’uso della cera, a cura di Stefano Laforgia. Anche qui viene presentato un vasto campionario di oggetti, candele dei tipi e delle fogge più diverse fatte con vari tipi di cera. Di ognuno vengono illustrate le caratteristiche e i diversi effetti che hanno quando sono versate calde sul corpo. Le mie due Padrone le provano (credo tutte!) sulla mia schiena. Alcune sono poco più che una tiepida carezza, altre pungono come la punta di una sigaretta. Tra le altre cose, Padrona L. scoprirà che soffro tremendamente il solletico, costringendomi a invocare ancor più cera bollente pur di interrompere quel supplizio!
Il giorno dopo si parte alla volta di… boh? Non so niente io, vado dove le Padrone e il Padrone hanno già deciso di portarmi. E torna l’inquietudine, un crescendo di tensione man mano che giungiamo a Roma e diventa evidente che sto per partecipare alla prima sessione bdsm in piena regola della mia vita. Siamo ospiti in casa di schiava Bellchiur, sono presenti S., schiavo di Padrona L. e anche Jentu, Padrone di Bellchiur. Si fanno le presentazioni ma io ho già quasi smesso di parlare, quando ci ordinano di spogliarci e inginocchiarci sono tesissimo. Faccio in tempo a confessare il mio stato alla Padrona pregandola di starmi vicino. Il suo sguardo e le sue parole bastano a spezzare la mia tensione, ritorno di là in ginocchio e si comincia.
Padrona L. lega le mie palle all’altro capo della corda che già stringe quelle di S., in modo da creare un guinzaglio unico per entrambi, mentre Padrona Mimosa mi stringe un collare di cuoio attorno al collo. Veniamo fatti sdraiare fianco a fianco in modo che schiava N. ci possa salire sopra, un piede per stomaco, per essere frustata con le tette pinzate e in trazione. Anche i miei capezzoli sono pinzati con graffette da ufficio dalle quali pendono dei graziosi campanelli. Veniamo portati a spasso come due cagnolini da Padrona Mimosa, che passa poi ad incaprettarmi con tanto di gancio di ferro nel culo. Ho già ricevuto parecchi colpi sulla schiena, immagino (perché ho la faccia sul pavimento) che usi sia il cane che il frustino. Ricevo parecchie sferzate finché anche Padrone E. vuol fare la sua parte, assestando dieci frustate di quelle che lasciano il segno. Padrona Mimosa fa il resto, facendomi contare fino a cinquanta frustate! È qui forse che avviene qualcosa in me: anziché saltare su urlando la safeword, come pure avevo temuto, me ne sto al mio posto e accolgo tutto quello che mi viene inflitto, mentre la paura piano piano svanisce e sento che ce la posso fare. Seguiranno altri colpi di cane prima di essere usato ripetutamente come sgabello e poggiapiedi da parte delle due Padrone. A quel punto mi sono sentito rinascere e l’angoscia iniziale ha ceduto al piacere dell’abbandono, ben esemplificato dalle lacrime liberatorie copiosamente versate quando mi viene ordinato di prendere in bocca il cazzo di schiavo S. e poi di leccare la schiena di N.
A fine sessione bacio riconoscente i piedi di Padroni e Padrone, la mia prima sessione bdsm in piena regola è andata ed io mi sento confuso, felice e affamato! Finiamo quindi tutti contenti in un ristorante nei paraggi, dove guardiamo le belle foto scattate dalle Padrone e dai Padroni e quasi non mi riconosco, mentre il mio ego da schiavo s’impenna nel ricevere i loro complimenti!
Al ritorno il riposo è d’obbligo poiché ci aspetta la cena di Legami, cui ci rechiamo assieme a Thalia, simpaticissima e pazza schiava trans., che si presenta all’appuntamento in pieno spolvero fetish: vestitino succinto di pelle, calze velate, tacchi vertiginosi, collare, polsiere e cavigliere. Quando attorno a noi si raduna una piccola folla di bambini siamo costretti a rifugiarci in auto e finalmente si parte. La cena ha luogo a Roma in un locale tutto riservato a noi, dove per la prima volta non dobbiamo spacciarci per teatranti o altro potendo essere liberamente noi stessi. Questo ha fatto sì che i partecipanti venissero abbigliati nel modo a loro più consono, ed ecco una sfilata di splendide trans su trampoli vertiginosi e vestitini fetish, nonché un profluvio di collari, polsiere, borchie, catene variamente indossati dai partecipanti. Il menù è eccezionale e l’atmosfera pure, si chiacchiera e si ride, si incontrano vecchie conoscenze e se ne fanno di nuove. Alla fine ci scappa pure un’applauditissima esibizione di Adam K., padrone abilissimo nel costruire ed usare le fruste, che darà prova della sua maestria arrossando i fondoschiena di due schiave.
Il giorno dopo purtroppo è giorno di partenza. Facciamo i bagagli per lasciare le camere. Aiuto Padrona Mimosa, che prima di riporre il cane mi lascia altri cinquanta colpi come saluto. Non saranno gli ultimi poiché il seminario del giorno prevede il tema del wipping a cura di Adam K. e Padrona Mimosa, per decidere che tipo di bullwhip farsi costruire, ne prova ancora alcune su di me, lasciandomi come ultimo ricordo un bel po’ di strisce rosse che vanno a sommarsi a quelle della mattina e della sera prima. Saluto tutti al volo perché la navetta parte tra pochi minuti, Padrona L. fa ancora in tempo a farmi il solletico per l’ultima volta. Appena sul treno cerco una toilette per ammirare lo spettacolo della mia schiena striata di rosso, che resterà tale ancora per un po’ di giorni.

Grazie Padrona Mimosa, il Suo schiavo riconoscente Lemmy.

postato da: Mimosa04 alle ore 13:59 | link | commenti
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Torno alla realtà

mercoledì, 22 settembre 2010

Torno alla realtà

Marzamemi-Portopalo 10 13 settembre 2010 064Marzamemi-Portopalo 10 13 settembre 2010 059Marzamemi-Portopalo 10 13 settembre 2010 059Marzamemi-Portopalo 10 13 settembre 2010 064Marzamemi-Portopalo 10 13 settembre 2010 064Marzamemi-Portopalo 10 13 settembre 2010 059Marzamemi-Portopalo 10 13 settembre 2010 033
Sarà una riflessione sincera.
Come tutte le riflessioni, peraltro: le riflessioni dei momenti in cui si è da soli quelli in cui è difficile non essere sinceri con sè stessi.
Sapevo che Lei mi avrebbe ordinato di trascrivere le mie "riflessioni", appena avessimo parlato del Suo soggiorno in Sicilia, mia ospite, per 4 giorni.
Infatti me lo ha chiesto!
Quattro giorni in cui L'ho potuta respirare assiduamente, non più sfioramenti casuali o “necessari” come le precedenti circostanze al "covo".
Quattro giorni in cui abbiamo scandito le prove di convivenza, della prospettiva, cioè, di realizzare quella possibilità di vivere, un giorno, insieme, all'insegna del N/nostro comune sentire: la Dominazione/sottomissione.
Finalizzata ad una condivisione che le N/nostre esperienze pregresse non sono mai riuscite a raggiungere per la fragilità dei rapporti, delle disillusioni consumate in un mare di rimpianti, nella vivace insofferenza di accettare un modo di vivere che l'età, a questo punto, ci suggeriva di accettare come per stabilire una resa , un abdicare ai N/nostri sogni.
Sogni che , evidentemente, covavano nei nostri animi; si erano rinvigoriti ed afflosciati, via, via con uguale puntualità, ogni volta che sembravano vicini ad essere raggiunti e che le miserie e gli agguati della vita demolivano inesorabilmente lasciandoci esausti e quasi rassegnati a rinfoderarli tra i meandri delle illusioni.
Sogni che avevamo cullato, parallelamente, in giorni lontani, in posti inimmaginabili, in esperienze diverse.
Adesso, di ritorno, sulla Messina-Catania, appena abbracciata, salutandoLa, sul predellino del treno che L’avrebbe riportata a casa, guidando in tutta rilassatezza, solo con me stesso, rivivevo tutti i momenti di quella vacanza insieme , nella mia Terra, all’estremità più profonda dell’Italia: Portopalo di Capo Passero, più giù di Malta.
Quattro giorni vissuti lasciando tutto e tutti fuori dalla nostra realtà che ci era apparsa assoluta, quasi come se non dovesse avere fine. Così , il preparare il caffè, la mattina o il pomeriggio, diventava non più la scena in cui il solerte schiavo doveva dimostrarsi tale verso la sua Padrona, con tutto il rituale del servizio, bensì un momento di condivisione, un momento di vita vissuta.
Il prepararsi per andare a raggiungere le spiaggie vicine a Marzamemi, concederci una serata a lume di candela in un ristorante nella piazza straordinariamente bella e suggestiva, briosa, romantica, della stessa Marzamemi.
Andare a fare la spesa nel piccolo supermercato di Portopalo o concederci una pausa per degustare un caffè al bar, appariva come uno spaccato di vita da condurre insieme, senza che il N/nostro particolare rapporto ne indirizzasse, a senso unico, le cadenze, i momenti, le intensità.
Tutto sembrava armoniosamente condiviso, senza difficoltà nè insofferenze; con curiosità mai esasperata; quasi del tutto naturale la coabitazione, come già fosse sperimentata e sottoposta ampiamente al "tagliando" periodico.
Tutto normale, tranne quando era il momento di ristabilire il Suo ruolo e, di conseguenza , il mio.
Mai intuito quel momento, nè provocato o suggerito con atteggiamenti o azioni: decideva Lei!
Così era, dopo aver riposato Una accanto all'altro, dopo una mattinata sulla spiaggia dell' Isola delle Correnti.
Un riposo che aveva messo a dura prova la mia capacità di resistere al richiamo della Sua sensualità: Lei così, all'apparenza, disponibile per la Sua quasi nudità ,civettuola viepiù.
Stavo tentando strade ardite, alla ricerca di sensazioni tra umidori fragranti e soffici rotondità; proiettato verso confortanti , sensuali, molli anfratti; assaporando piacevoli indugi su setose superfici di pelle, incavi dolci: Lei , solo all’apparenza insensibile; o, piuttosto, pronta e desiderosa di dare piacere e riceverne: così La avvertivo. Retorico chiedersi, per l’ennesima volta, quanto avrebbe desiderato una mia audacia, al di fuori del “protocollo” da molto tempo assimilato come comportamento assoluto.
Lì, finalmente libero, per Sua concessione, della cintura di castità che mi impose quasi un anno fa, era forte la tentazione di pervenire , finalmente, ad un amplesso. La mano, sofficemente maliziosa, disegnava carezze estenuanti, sempre più prossime alle Sue intimità, non era disgiunta da sogni che contemplassero i N/nostri corpi finalmente incastrati. Mia! Avrei voluto farLa Mia.
E quella mano, alla fine, abbandonò ogni velleità, lasciando quel corpo vibrante .
Sonno, ristoratore, inquieto ci aveva colto, insieme , lasciando senza successo le N/nostre aspettative tacite ed inconfessabili.
Ben altro fu il risveglio.
Un energico ma giocoso scuotimento ed ecco riapparirmi : Lei, sorridente e sorniona, con uno sguardo parimenti affettuoso e complice. MIMOSA!
Pronto per il Suo gioco preferito: non ci fu neanche bisogno di parole per assecondare il Suo disegno pomeridiano.
Né, mi sorprese la rinuncia a qualsivoglia preparativo.
Era pronta per me ed io per Lei, senza una sola parola, né un cenno.
Mi ricordai di aver realizzato, sin dalla prima volta che mi possedette, che c’era, in Lei, qualcosa di naturale; una predisposizione a godere della penetrazione imposta come non avrei potuto immaginare in una donna.; quasi surreale quel corpo femminile armato da una voglia che prescindeva dall’attrezzo posticcio con il quale realizzava il Suo piacere.
Rimanevo stupito dalla facilità , direi la naturalezza, con la quale collassava in me il Suo corpo, agile e disinvolto nelle movenze, sicura che non avrebbe trovato ostacoli nell’arrivare fino in fondo e prepararsi la strada per i successivi assalti.
Pieno, non solo nell’essere invaso da quell’enorme simil-pene: pieno nella mente, occupata da sensazioni inimmaginabili, per non essere mai state sperimentate.
Mi scopava con voluttà, con paziente e consapevole lentezza, assaporando ogni spazio che cedevo a Lei ed al Suo attrezzo che sembrava fuso al Suo corpo. Un vero e proprio prodigio di trasformazione del Suo essere donna quale L’avevo desiderata appena poche ore prima.
Crollo di tutte le certezze di maschio, via, via che trovava il miglior sincronismo nel possedere il mio corpo non più , però, che la mia mente!
Scopato con voluttà, la Sua, soggiogato dal Suo piacere crescente che alitava sul mio collo, con spasmi di piacere sempre più intenso.
Fuso con Lei, in una corsa al piacere che immaginavo riguardasse solo la Sua voglia .
Denti che simultaneamente affondavano nelle mie carni alla ricerca di un Suo definitivo sollievo, contrassegnato da un’esigenza duplice di dare dolore negli attimi di piacere e verosimilmente sperperarmi nel simbolico atto di cibarsi di me, Sua proprietà
Realizzai improvvisamente che stavo godendo come mai prima e , paradossalmente, nella totale inversione della mia natura di maschio.
La mia sola rivincita ,più che altro la gioia di trasmetterLe la mia piena appartenenza: assicurarLa ancora di più al mio corpo, anche se del tutto inutile data la penetrazione profonda. Le mie mani ad afferrare le Sue piene cosce che erano tenaglie utili ai Suoi movimenti, ormai convulsi; le mie mani aggrappate alla loro pienezza, nel desiderio di ancorarLa più saldamente a me e nel momento dell’orgasmo.
Il primo, anale, che abbia mai provato: con Lei, con la mia Padrona MIMOSA
Quando La sentii accasciarsi sul mio corpo, ancora tremante, un pensiero beffardo ed insieme gioioso, si illuminò:
Avevo desiderato scopare la mia Padrona perché La amo : mi ha scopato Lei, perché mi ama.
postato da: secondoslave alle ore 11:05 | link | commenti (4)
categorie: cintura di castità, bdsm schiavo padrona

Zenzero

mercoledì, 26 maggio 2010


Zenzero
La parola, ed il suo suono, è esotica come la sua origine, affascinante come l'Estremo Oriente la cui storia si perde nella notte dei tempi.
"Compra qualche radice di zenzero e stasera vieni in chat alle 21 in punto. Ti voglio pronto come quando ti devi presentare alla tua Padrona: nudo, con solo il collare e la cintura di castità"Chiuse il telefono bruscamente lasciandomi con i miei pensieri, senza aggiungere altro. Ancora una volta ero incappato nella censura della mia Padrona, causandone un risentimento che non avevo potuto alleviare pur scusandomi, umiliato e dispiaciuto.
Una battuta che a me era sembrata lieve e spiritosa: l'avevo posta ad una Sua confidenza che riguardava un Suo lieve, momentaneo disagio fisico; non avevo valutato che il riferimento era un'allusione alla sfera intima della Sua sessualità.Aveva chiuso la chat contrariata, se non furibonda, senza accettare le mie scuse che , ahimè, non potevano annullare l'invadenza di cui mi ero reso responsabile,involontariamente ma improvvidamente. Mi sentivo umiliato. Sapevo che la punizione sarebbe arrivata e sarebbe stata adeguata alla mancanza che avevo commesso.Mi aveva ignorato per quella sera e per quasi tutto il giorno successivo. Improvvisamente squilla il cellulare, leggo il Suo nome sul display del cellulare e per un attimo mi ero aperto alla speranza che mi avesse perdonato. Invece..." compra qualche radice di zenzero..."Radice? Zenzero? Cosa significheranno mai? Per un attimo divagavo oziosamente sull'assonanza della parola e la tramutavo in zanzara. Ma subito l'abbandonavo: troppo fastidioso il riferimento all'insetto che ho sempre detestato per la sua pervicacia naturale a rendere certe notti estive insopportabili. Zenzero! Nonostante i miei sforzi non riuscivo a dare un'interpretazione a quell'ordine secco e misterioso. Riuscii a trovare un negozio di prodotti alimentari arabi il "misterioso" zenzero: una radice , tutta bitorzoluta ed irregolare. Uscii dal negozio e mi diressi a casa velocemente. Mi dovevo preparare e non volevo essere in ritardo all'appuntamento in chat. Indossai il collare, mi misi nudo ed accesi il pc. Puntuale!
Entrammo in chat quasi simultaneamente. Mi scrisse se ero pronto ed alla mia risposta affermativa mi ordinò di accendere la web cam e di invitarLa. La vidi e notai tutta la durezza del Suo viso. Senza preamboli mi ordinò di farmi vedere per osservare se ero come mi aveva detto. Quindi mi disse di prendere tra le mani la radice di zenzero e di mostrarla; subito mi ordinò di ripulirla dalla buccia. Con relativa facilità riuscii a pelarla in breve tempo. Lo riferii mostrandola. Senza alcun indugio mi disse di inserirla nell'ano interamente. Osservai quel tubero , ormai nudo, e non mi chiesi neanche che cosa avrebbe significato per me l'introduzione. Volle verificare se era stato introdotto sino in fondo e dovetti espormi per consentirLe di esserne certa. "Adesso siediti e vieni alla tastiera". Mi sedetti e già notai che la sensazione che inizialmente era di solo fastidio per l'introduzione profonda, adesso era un pò diversa. Avvertivo un qualcosa di bruciante che aumentava con lentezza. Era anche piacevole quel calore che si sviluppava così intimamente. Era!
Intanto mi intratteneva scrivendomi che il mio comportamento era stato molto riprovevole e che Lei era molto arrabbiata per questo; che pensava seriamente di abbandonarmi perchè riteneva che non avrei mai potuto del tutto piegarmi a quello che esigeva Lei: era, secondo Lei, evidente in me la resistenza a mantenere una personalità non priva di spunti personali, di vivacità , di irriguardosità. Mentre ribadiva queste conclusioni e , di tanto in tanto, mi poneva le Sue perplessità sulla convenienza di proseguire nel percorso di sottomissione intrapreso, scoprii che mi muovevo sulla sedia con un disagio crescente che prestissimo si tramutò in una vera e propria sofferenza. Adesso il calore era affiancato da un bruciore che mi infiammava dentro, ovviamente, ma anche tutta la zona perineale era infuocata.Senza soluzione di continuità mi accorsi che non riuscivo a stare seduto sulla sedia senza essere costretto a dimenarmi.Presto, guardandomi dentro la finestra della web cam , notavo smorfie di dolore e espressioni di sofferenza condensate in schizofrenici movimenti del corpo ed espressioni comiche del mio viso.
Guardando nella finestra in cui mi appariva, vedevo che accennava a dei sorrisetti compiaciuti e soddisfatti. Mugolavo dimenandomi senza ritegno: dovevo apparirLe veramente ridicolo con quei miei sconclusionati movimenti! Non sapevo quanto tempo fosse passato pur avendo la possibilità di vedere l'ora sul pc. Non osavo pensare di chiedere di graziarmi mettendo fine alle mie sofferenze che adesso erano così feroci da farmi disperare di poter proseguire a resistere. Solo brevemente riuscivo a filtrare le conclusioni cui pervenivo in maniera dissennata circa l'entità della punizione, il rapporto con la mancanza che l'aveva causata, la rispondenza alla sua gravità. Adesso, oltre a muovermi ossessivamente, mi lamentavo platealmente e Lei poteva avvertirne la disperazione sempre più crescente. Ogni tanto, astraendomi dalle mie sofferenze ormai insopportabili e vicine al punto di abbandonarmi a catapultarmi per terra e scalciare forsennatamente, guardavo il Suo viso: un sorriso perfido, un ghigno era! Zenzero! come mi suonava assurdo adesso quel nome, mi sembrava di ballare su ogni consonante e di rimbalzare su ognuna di esse; zenzero! quanto distante era la sua conoscenza di specialità abbinata alla cucina esotica che conoscevo e di cui non avevo mai sospettato altri usi così particolari. Zenzero!
E mi ritrovai senza forze, inebetito: il dolore bruciante aveva preso il sopravvento, non volevo più dimenarmi, non riuscivo penso. Mi abbandonai sulla spalliera della sedia , tendendo le gambe dritte sotto il tavolo in un disperato tentativo di lenire il dolore, assumendo una postura che lì per lì mi sembrava idonea a bloccare l'azione di quel tubero infilato nelle mie viscere. Evidentemente se ne accorse pure la mia Padrona che ero particolarmente provato e sofferente. Mi scrisse : "ancora 30 secondi e poi toglilo; vai in bagno e liberati,non voglio neanche vederti mentre lo fai. Questa raccomandazione mi suonava ancora più urticante dell'azione che la radice mi aveva procurato. 30 secondi! Non potevo neanche scandirli, non li contavo come ero solito fare con le scudisciate o col "cane" che inflessibili si abbattevano sulle mie natiche quando mi ordinava di contare. "Ecco, puoi andare adesso" Mi alzai a fatica dalla sedia e mi sentii chiamare, ancora: " prima voglio controllare se ce l'hai veramente ancora inserito, non vorrei che l'hai fatto scivolare fuori durante la prova". Non so se ero più rubizzo in viso, per l'umiliazione che per ultima mi dava con questa verifica, o piuttosto dentro l'ano e tutt'attorno l'orofizio che adesso mostravo alla mia Padrona, spalle al pc, estraendo quel "carnefice" che mi stava torturando quel tanto che Lei potesse osservarne l'effetiva presenza nelle mie viscere. Sicuramente non aggiunse, questo indugio ulteriore, una sofferenza maggiore a quella cui ero giunto sino a quel momento. "Bene, vai adesso, ci sentiamo domani; ah! ti ordino di masturbarti, dopo , e senza togliere la cbt: deve essere dolorosa e per nulla piacevole".
Queste, le Sue ultime raccomandazioni e con la coda dell'occhio , mentre mi precipitavo in bagno, La vidi ridere con ostentata soddisfazione. Ebbi tutto il tempo , quella sera, mentre disperatamente cercavo di darmi piacere (che piacere non era e non lo fu alla fine), di riflettere quanto di umiliante mi aveva inferto la Padrona e quell'ultimo ordine che alludeva al mio "piacere" mi suonava anche beffardo: non so se si può immaginare quanto penoso sia masturbarsi agitando l'ostacolo rigido della protezione che avvolgeva il mio sesso, quanto disperante sia il tentativo di trarne piacere in quelle condizioni innaturali, come grottesco fu l'epilogo!
Un altro pezzo di resistenza era frantumato, dopo questa punizione: mi avvio inesorabilmente verso la completa resa al Suo volere di rendermi sottomesso del tutto, senza traccia di un moto di orgoglio. Un Suo oggetto! E che non mi passerà in mente di fare apprezzamenti, in futuro, come quel becero " deve fare attenzione, la mia Padrona, a limitare acrobazie..."

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Al covo pochi giorni fà .

giovedì, 11 marzo 2010

Al Covo, pochi giorni fa...

Solo 5 giorni e i due passati con Lei la mia Padrona al Covo, sembrano già distanti. Il discorrere con Lei in chat risveglia le emozioni non ancora digerite che affollano ancora il mio cervello.
"Qual è il tuo desiderio, ora ? "
L' imbarazzo temo che possa trapelare, ma con sincerità Le rispondo :
"Padrona, sono annoiato, piove da tre giorni, sono solo e triste. Desidero giocare coi Suoi regali"
La Sua risposta positiva mi fà battere forte le tempie, l'adrenalina sale velocemente e l'autorizzazione a crogiolarmi con i "doni" che mi aveva dato prima di partire mi getta in una sorta di trance dove potrei concederLe tutto . Lo scambio di sensazioni La porta immediatamente a capire che sono disposto a venerarLa e senza esitazione mi propone uno scambio. Le sono debitore di questo dono che Le farò alla prossima occasione e mi concede addirittura di accompagnarLa , vedranno che sono sottomesso.
Quindi...autorizzato a bearmi, feticista quale sono, dei Suoi slip odorosi, indossati da Lei, e delle Sue calze nere. Avvolgo il piccolo triangolo di stoffa nera alle narici e quindi la mia lingua gusta :P le tracce della Sua intimità ancora intatte e fragranti e i miei sensi avvolti nel Suo odore mi concedono di sentirmi rapito da una forma d'estasi infinita dove non c'è posto nemmeno per il mio piacere solitario.

Al Covo in full-immersion 4/6 marzo 2010.

Al Covo in full-immersion 4/6 marzo 2010
Me l'aveva preannunciato, l'ultima volta che mi aveva chiamato al Suo cospetto. "Preparati, perchè la prossima volta sarà diverso; sarà una full immersion". Inutile averLe chiesto cosa volesse dire. "Lo scoprirai al momento opportuno, cioè quando tornerai qui", mi rispose quasi brusca non meno che misteriosa.
Un mese passato a fantasticare e sono di nuovo qui, al Covo. La cintura di castità è rimasta al suo posto salvo che per la pulizia personale. Orgoglioso mostro alla mia Padrona con quanto spirito di sottomissione ho sopportato la costrizione sessuale insieme ai disagi psicologici e fisici, compreso il dolore che spesso mi causa ma che rimanda a Lei in una sorta di piacere infinito.
Mi aggiro nella piccola ma confortevole mansarda nella quale sono ospitato. Già! Ospitato. Dovrei piuttosto dire ... consegnato!
Appena giunto mi ha ricevuto con la solita cortese freddezza; il tempo di darmi gli ordini e le istruzioni, aprire i regali e gioirne (aveva atteso quasi un mese per poterli avere) ad ammirarli e poi via di corsa verso i Suoi impegni.
"Ci vediamo domani, ti avviserò quando starò per arrivare; dovrai provvedere alla pulizia della casa e alla tua consueta preparazione. Da questo momento non potrai uscire di casa. Avevo pensato di chiuderti a chiave ma ragioni di cautela e sicurezza mi inducono a desistere da ciò.
La telefonata per assicurarsi che stia bene mi conforta nel mio isolamento dal mondo esterno. Il letto accoglie la mia stanchezza, ed è sicuramente la soluzione migliore per poter affrontare tutto quello che mi aspetta il giorno dopo, le fantasie stanno per prendere vita.
La sveglia mi riporta alla mia condizione e rapidamente riordino la casa pulendola. Quindi comincio a prepararmi per essere pronto , così come mi aveva ordinato.
Ero pronto per Lei.
In ginocchio attendo lo squillo che ne preannuncia l'arrivo, eccolo ... e il cuore si tuffa nello stomaco. Pochi minuti e con la consueta calma entra a riempire lo spazio vuoto della casa nuda senza di Lei. Sono in ginocchio, con il capo chino e lo sguardo basso come Lei mi ha ordinato .
Si avvicina incombente, porge la mano che mi affretto a baciare avido di sentirne il primo contatto con la sua pelle ... ah finalmente i Suoi piedi e i Suoi stivali. Mi ordina di alzarmi e di seguirLa. Gioisco al sentire che si la pulizia della casa è soddisfacente ma che ancora ci sono piccole cose da ricordare, l'ordine è essenziale per Lei e ogni cosa ha il suo posto e trovarla come desidera è sinonimo di attenzione e di accettazione del Suo volere . Si accerta che non ho provveduto solo alla pulizia della casa ma anche alla mia personale e l' umiliazione non è il passaggio delle Sue dita nella zona anale per sincerarsi che fossi depilato bene ma bensì il sentirmi ridicolo nell'eseguire con estrema naturalezza azioni che immaginate mille volte hanno una valenza ma che eseguite hanno un risvolto inimmaginato .
" Mettiti a 4 zampe e aspetta davanti alla porta della stanza da letto "
Gli abiti si accumulano a terra e la Sua prorompente nudità è uno schiaffo alla costrizione nella quale mi ha rinchiuso. La splendida gonna nera che Le avevo regalato, il corsetto/reggiseno rosso e la guepiere con il reggicalze anch'essi rossi stile anni '50 si addicono in maniera perfetta alla Sua figura di Donna. Le scarpe rosse che le porgo si chiudono attorno alle calze di naylon color carne con la riga posteriore ed il tallone rinforzato .La vestizione la immerge in un cambiamento da cui ne esce quella che è realmente : Mimosa , la Mia Padrona.
E' pronta e splendente e la Sua recente pettinatura ed il colore dei capelli ravviva l'insieme e s'intona ad incastro a tutto il resto. Lo straordinario potere evocativo delle polsiere e del collare di punizione mi gettano in quello che ho cercato e desiderato per una vita,per ultimo il guinzaglio e sono così come Lei desidera : il Suo cagnolino.
Mi conduce a spasso per la casa e ogni tanto indugio per il disagio che il dolore alle ginocchia mi causa , non esita a dare qualche strattone al guinzaglio e subito mi rimetto solerte a seguirLa trotterellando felice proprio come un cagnolino. Mi lascia ai piedi del divano centrale e mi dice di stendermi sulla schiena, fà freddo e Lei che è sempre attenta alla sicurezza e alla salute dei Suoi schiavi mi concede di mettere un tappetino affinchè non prenda freddo, la testa sotto il divano stesso. Si allontana. I rumori che provoca maneggiando gli attrezzi che sono gelosamente ed ordinatamente riposti nel Suo armadio iniziano a mettermi in uno stato di agitazione. Fissa le Sue amate catene al travetto posto lungo il tetto della mansarda, agganciandole con dei moschettoni, potevo vedere bene sbirciando da sotto il divano e vederLa muoversi lenta e sicura calma la mia ansia. Dalla trave pendono parallele due brevi catene. Mi ordina di alzare una gamba che fissa ad un distanziatore a cui sono infissi due anelli con una piccola catena che in breve cinge e blocca le caviglia, in poche mosse assicura così i miei piedi all'asse e le mie gambe sono divaricate al massimo. Sono in tal modo con le gambe sospese in alto ed aperte in maniera oscena. Sono soggiogato dal Suo sguardo che sembra di fuoco scintillante ed in preda alla Sua assoluta dominazione. Lascia la stanza per ritornarvi quasi immediatamente ma in quel piccolo lasso di tempo prepotente ritorna il senso del ridicolo e vorrei scappare, ma non è imprigionata solo la mia persona; è la mia anima ad esserlo .
Lo scivolare intorno al mio ano della Sua mano rivestita da un guanto e umido di gel lubrificante, mi procura un brivido e anche una preoccupazione; "sarò stato bravo ad eseguire la mia pulizia" , un preservativo al dildo di lattice color rosso cupo e lentamente inizia a scivolare dentro di me. Senza esitare prima uno poi due dita dentro lo sfintere. Sobbalzo per il leggero fastidio che mi procura l'introduzione decisa. Sono insieme eccitato ed umiliato ma inesorabilmente alla Sua mercè. Quando la lubrificazione raggiunge il suo scopo, senza indugio avvicina il dildo all'orofizio, quindi con una progressiva e lenta pressione lo introduce fino alla base e l'arnese resta ben piantato. La sento sorridere soddisfatta e commentare: "Vedo che ti sei impegnato bene! Noto con piacere che adesso il tuo ano è allenato per ricevere questi oggetti. Bravo, c'è di che divertirsi , adesso"
Eretta su di me imponente , ah visione sublime, con il frustino in mano inizia a colpirmi , non posso contare i colpi perchè imbavagliato,è la sua voce ferma e dolce allo stesso tempo che li conta, ben 50 !
Li distribuisce sulle due natiche e oltre cento i piccolo colpi che mi colpiscono alle cosce, ai genitali, ai piedi. Quando la "punizione" decide che l'ha soddisfatta, depone il frustino e comincia a fotografarmi. Sono indolenzito per i colpi brucianti sul corpo, per la postura estremamente scomoda, ma un euforia sconosciuta mi pervade e mi rende felice. E' passata più di un'ora e decide di sciogliermi . Mi libera dalla sospensione ma mi lascia ancora legato alle caviglie e divaricato dal distanziatore. L'ordine è di mettermi a quattro zampe, testa sotto il bisto ed avvolta dalle mani. La sento calzare ancora un guanto di lattice e si pone dietro di me. " Adesso ti mungo come una vacca!"
Il suono della sua amata voce stavolta è sarcastico e scopro anche questo suo aspetto finora sconosciuto. Prende a massaggiarmi il pene, flaccido, come se avesse una tetta di una mucca, tirando verso il basso e strizzandolo. Non riesco ad essere turgido e mi canzona per questo. "Che c'è? non ti viene duro? la castità fa il suo effetto, vedo. Ma tanto a che cosa può servirti più" . Sento una cocente umiliazione insieme alla frustrazione di non riuscire a godere finalmente, adesso che me lo concedeva dopo quasi un mese che non avevo avuto alcuna attività sessuale. Mi concentro, violentandomi, per poter trarre qualche eccitazione da quell'azione che mette in atto, che mi consentisse di avere un orgasmo, finalmente. E' stata molto paziente: voleva "mungermi" con successo , per darmi un contentino e in più umiliandomi . Voleva che godessi come una "bestia", in una posizione innaturale, con un dildo conficcato saldamente dentro l'ano. E' paziente ed ottiene quello che ha voluto e pensato: ad un tratto, mi sento tremare, comincio a gemere, ansimante. Stò per godere per mano della mia Padrona che si accorge del mio insorgente orgasmo ed accelera l'azione di "mungitura" e ciò mi procura dei brividi intensi , forse mai provati prima di allora e godo accompagnato da quella mano "padronale" fino all'esaurimento ed allo svuotamento totale. Si rialza e si mette a sedere sul divano accanto, ignorando il mio stato. Prende tra le mani un libro ed inizia a leggere, lasciandomi esaurire il mio orgasmo nella solitudine come se non le importasse nulla. Ma in realtà è così, non le importa null'altro che essere stata la protagonista indiscussa e assoluta e di aver tratto il Suo piacere.
Il tempo di farmi riavere e mi libera dal distanziatore e riprende a leggere non prima di avermi ordinato di rimettere tutto a posto. Mi aspetto di essere obbligato a pulire il pavimento dal mio seme con la lingua ma non arriva quest'ordine, come è indifferente a ciò che mi sembra scontato avvenga .Mi accovaccio ai Suoi piedi dopo che con amore ho riposto tutti gli attrezzi che fino ad un attimo prima sono stati i miei costrittori .... e Lei continua a leggere. Ad un tratto si distende sul divano , mi porge il libro e mi ordina di leggerlo per Lei . Il libro era "EMMANUELLE" di Arsan, romanzo "cult" della fine degli anni '60.

postato da: secondoslave alle ore 01:41 | link | commenti
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Silenzi.

sabato, 27 febbraio 2010

Silenzi

Suscitare in qualcuno una reazione, buona o cattiva, è sempre segno che qualcosa, tali parole riescono ad avere un effetto. La peggiore punizione è l'indifferenza.
postato da: solodilei alle ore 13:27 | link | commenti
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