lunedì 9 gennaio 2012

Zenzero

mercoledì, 26 maggio 2010


Zenzero
La parola, ed il suo suono, è esotica come la sua origine, affascinante come l'Estremo Oriente la cui storia si perde nella notte dei tempi.
"Compra qualche radice di zenzero e stasera vieni in chat alle 21 in punto. Ti voglio pronto come quando ti devi presentare alla tua Padrona: nudo, con solo il collare e la cintura di castità"Chiuse il telefono bruscamente lasciandomi con i miei pensieri, senza aggiungere altro. Ancora una volta ero incappato nella censura della mia Padrona, causandone un risentimento che non avevo potuto alleviare pur scusandomi, umiliato e dispiaciuto.
Una battuta che a me era sembrata lieve e spiritosa: l'avevo posta ad una Sua confidenza che riguardava un Suo lieve, momentaneo disagio fisico; non avevo valutato che il riferimento era un'allusione alla sfera intima della Sua sessualità.Aveva chiuso la chat contrariata, se non furibonda, senza accettare le mie scuse che , ahimè, non potevano annullare l'invadenza di cui mi ero reso responsabile,involontariamente ma improvvidamente. Mi sentivo umiliato. Sapevo che la punizione sarebbe arrivata e sarebbe stata adeguata alla mancanza che avevo commesso.Mi aveva ignorato per quella sera e per quasi tutto il giorno successivo. Improvvisamente squilla il cellulare, leggo il Suo nome sul display del cellulare e per un attimo mi ero aperto alla speranza che mi avesse perdonato. Invece..." compra qualche radice di zenzero..."Radice? Zenzero? Cosa significheranno mai? Per un attimo divagavo oziosamente sull'assonanza della parola e la tramutavo in zanzara. Ma subito l'abbandonavo: troppo fastidioso il riferimento all'insetto che ho sempre detestato per la sua pervicacia naturale a rendere certe notti estive insopportabili. Zenzero! Nonostante i miei sforzi non riuscivo a dare un'interpretazione a quell'ordine secco e misterioso. Riuscii a trovare un negozio di prodotti alimentari arabi il "misterioso" zenzero: una radice , tutta bitorzoluta ed irregolare. Uscii dal negozio e mi diressi a casa velocemente. Mi dovevo preparare e non volevo essere in ritardo all'appuntamento in chat. Indossai il collare, mi misi nudo ed accesi il pc. Puntuale!
Entrammo in chat quasi simultaneamente. Mi scrisse se ero pronto ed alla mia risposta affermativa mi ordinò di accendere la web cam e di invitarLa. La vidi e notai tutta la durezza del Suo viso. Senza preamboli mi ordinò di farmi vedere per osservare se ero come mi aveva detto. Quindi mi disse di prendere tra le mani la radice di zenzero e di mostrarla; subito mi ordinò di ripulirla dalla buccia. Con relativa facilità riuscii a pelarla in breve tempo. Lo riferii mostrandola. Senza alcun indugio mi disse di inserirla nell'ano interamente. Osservai quel tubero , ormai nudo, e non mi chiesi neanche che cosa avrebbe significato per me l'introduzione. Volle verificare se era stato introdotto sino in fondo e dovetti espormi per consentirLe di esserne certa. "Adesso siediti e vieni alla tastiera". Mi sedetti e già notai che la sensazione che inizialmente era di solo fastidio per l'introduzione profonda, adesso era un pò diversa. Avvertivo un qualcosa di bruciante che aumentava con lentezza. Era anche piacevole quel calore che si sviluppava così intimamente. Era!
Intanto mi intratteneva scrivendomi che il mio comportamento era stato molto riprovevole e che Lei era molto arrabbiata per questo; che pensava seriamente di abbandonarmi perchè riteneva che non avrei mai potuto del tutto piegarmi a quello che esigeva Lei: era, secondo Lei, evidente in me la resistenza a mantenere una personalità non priva di spunti personali, di vivacità , di irriguardosità. Mentre ribadiva queste conclusioni e , di tanto in tanto, mi poneva le Sue perplessità sulla convenienza di proseguire nel percorso di sottomissione intrapreso, scoprii che mi muovevo sulla sedia con un disagio crescente che prestissimo si tramutò in una vera e propria sofferenza. Adesso il calore era affiancato da un bruciore che mi infiammava dentro, ovviamente, ma anche tutta la zona perineale era infuocata.Senza soluzione di continuità mi accorsi che non riuscivo a stare seduto sulla sedia senza essere costretto a dimenarmi.Presto, guardandomi dentro la finestra della web cam , notavo smorfie di dolore e espressioni di sofferenza condensate in schizofrenici movimenti del corpo ed espressioni comiche del mio viso.
Guardando nella finestra in cui mi appariva, vedevo che accennava a dei sorrisetti compiaciuti e soddisfatti. Mugolavo dimenandomi senza ritegno: dovevo apparirLe veramente ridicolo con quei miei sconclusionati movimenti! Non sapevo quanto tempo fosse passato pur avendo la possibilità di vedere l'ora sul pc. Non osavo pensare di chiedere di graziarmi mettendo fine alle mie sofferenze che adesso erano così feroci da farmi disperare di poter proseguire a resistere. Solo brevemente riuscivo a filtrare le conclusioni cui pervenivo in maniera dissennata circa l'entità della punizione, il rapporto con la mancanza che l'aveva causata, la rispondenza alla sua gravità. Adesso, oltre a muovermi ossessivamente, mi lamentavo platealmente e Lei poteva avvertirne la disperazione sempre più crescente. Ogni tanto, astraendomi dalle mie sofferenze ormai insopportabili e vicine al punto di abbandonarmi a catapultarmi per terra e scalciare forsennatamente, guardavo il Suo viso: un sorriso perfido, un ghigno era! Zenzero! come mi suonava assurdo adesso quel nome, mi sembrava di ballare su ogni consonante e di rimbalzare su ognuna di esse; zenzero! quanto distante era la sua conoscenza di specialità abbinata alla cucina esotica che conoscevo e di cui non avevo mai sospettato altri usi così particolari. Zenzero!
E mi ritrovai senza forze, inebetito: il dolore bruciante aveva preso il sopravvento, non volevo più dimenarmi, non riuscivo penso. Mi abbandonai sulla spalliera della sedia , tendendo le gambe dritte sotto il tavolo in un disperato tentativo di lenire il dolore, assumendo una postura che lì per lì mi sembrava idonea a bloccare l'azione di quel tubero infilato nelle mie viscere. Evidentemente se ne accorse pure la mia Padrona che ero particolarmente provato e sofferente. Mi scrisse : "ancora 30 secondi e poi toglilo; vai in bagno e liberati,non voglio neanche vederti mentre lo fai. Questa raccomandazione mi suonava ancora più urticante dell'azione che la radice mi aveva procurato. 30 secondi! Non potevo neanche scandirli, non li contavo come ero solito fare con le scudisciate o col "cane" che inflessibili si abbattevano sulle mie natiche quando mi ordinava di contare. "Ecco, puoi andare adesso" Mi alzai a fatica dalla sedia e mi sentii chiamare, ancora: " prima voglio controllare se ce l'hai veramente ancora inserito, non vorrei che l'hai fatto scivolare fuori durante la prova". Non so se ero più rubizzo in viso, per l'umiliazione che per ultima mi dava con questa verifica, o piuttosto dentro l'ano e tutt'attorno l'orofizio che adesso mostravo alla mia Padrona, spalle al pc, estraendo quel "carnefice" che mi stava torturando quel tanto che Lei potesse osservarne l'effetiva presenza nelle mie viscere. Sicuramente non aggiunse, questo indugio ulteriore, una sofferenza maggiore a quella cui ero giunto sino a quel momento. "Bene, vai adesso, ci sentiamo domani; ah! ti ordino di masturbarti, dopo , e senza togliere la cbt: deve essere dolorosa e per nulla piacevole".
Queste, le Sue ultime raccomandazioni e con la coda dell'occhio , mentre mi precipitavo in bagno, La vidi ridere con ostentata soddisfazione. Ebbi tutto il tempo , quella sera, mentre disperatamente cercavo di darmi piacere (che piacere non era e non lo fu alla fine), di riflettere quanto di umiliante mi aveva inferto la Padrona e quell'ultimo ordine che alludeva al mio "piacere" mi suonava anche beffardo: non so se si può immaginare quanto penoso sia masturbarsi agitando l'ostacolo rigido della protezione che avvolgeva il mio sesso, quanto disperante sia il tentativo di trarne piacere in quelle condizioni innaturali, come grottesco fu l'epilogo!
Un altro pezzo di resistenza era frantumato, dopo questa punizione: mi avvio inesorabilmente verso la completa resa al Suo volere di rendermi sottomesso del tutto, senza traccia di un moto di orgoglio. Un Suo oggetto! E che non mi passerà in mente di fare apprezzamenti, in futuro, come quel becero " deve fare attenzione, la mia Padrona, a limitare acrobazie..."

postato da: secondoslave alle ore 22:26 | link | commenti
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