lunedì 9 gennaio 2012

La mia prima sessione.

domenica, 26 giugno 2011

La mia prima sessione

Cara Padrona F.
come da te richiesto proverò a raccontare l’avventura di uno schiavo novizio, al servizio di ben due padrone e un padrone, durante un week end di full immersion nella comunità BDSM italiana. Prima di farlo però lascia che ti ringrazi di nuovo dal più profondo del cuore per l’opportunità che hai voluto darmi. Essere stato scelto da te è per me un motivo di soddisfazione ed orgoglio che mi accompagnerà per tutta la mia vita di bdsmer. Come potrò infatti mai dimenticare chi, con premura e fermezza, mi ha fatto vivere la mia prima vera e piena esperienza bdsm, Colei che mi ha condotto con perizia e premura di fronte ai miei limiti fisici e psicologici, aiutandomi a superarli? Mi sono messo completamente nelle tue mani, non sono arretrato neppure di fronte alle vergate più dolorose perché ero forte della tua forza, fiducioso nella tua fiducia che potevo farcela e alla grande e, sai una cosa? Con queste premesse, col mio atto di fede in Colei che dal primo incontro mi è apparsa come la personificazione terrena della mitica “padrona perfetta”, tutto mi è parso persino facile! Tu hai saputo tirare fuori il bdsmer che dormicchiava in me, esibirmi in pubblico mi è parso d’improvviso naturale, quasi non avessi fatto altro nella vita! Quegli ultimi istanti quando hai provato la bullwhip su di me davanti a tutti, col dolore che cresceva, i miei spasmi scrutati da vicino da tutte quelle persone, il sudore che colava e, alla fine, la soddisfazione di mostrarti i segni della frusta davanti a tutti resteranno impressi nella mia memoria come il bacio d’addio nel finale di Casablanca. “I think this is the beginning of a beautiful friendship” era la celebre battuta di Bogart, che calza a pennello per noi: ovviamente non semplice amicizia, ma sicuramente una stima, un rispetto, una disponibilità che non verranno mai meno nei tuoi confronti (e ovviamente anche l’amicizia!). Visti i miei trascorsi ho capito che forse non sono tagliato per l’appartenenza in senso classico, considera poi che vivendo con una compagna, al di là della libertà che lei mi concede, la cosa risulterebbe problematica; ma avrai sempre un posto nei miei desideri, ed io spero di poterlo avere ancora… sotto i tuoi piedi J
Con immensa stima, amicizia, gratitudine e devozione
Schiavo Lemmy

Ho vissuto tre giorni memorabili, davvero da sogno. Ero partito alla volta di Roma con un peso sul cuore, come chi affronta un viaggio verso l’ignoto. Adesso mi viene da sorridere di fronte alle mie stesse parole, ma quello era il mio stato d’animo al momento. Del resto provate a mettervi nei panni di uno schiavo con scarsissima esperienza che deve affrontare un intero week end al servizio di due padrone ed un padrone nel contesto del workshop teorico-pratico organizzato da La Rosa Nera a Roma! Temevo di essere inadeguato, di non riuscire a sopportare il dolore o che so io, e soprattutto tremavo al solo pensiero di deludere Padrona Mimosa, che tanta fiducia stava riponendo in me.
Sono giunto in tarda mattinata al country club del lido romano che avrebbe ospitato la tre giorni del Workshop. Ho subito incontrato gli organizzatori, le splendide e infaticabili Limea e EllediA più gli altri. Com’è giusto che fosse mi sono messo a dare una mano per preparare la sala dove si sarebbero svolte le attività: un ambiente riservato ma tutto a vetri, che andava quindi schermato da occhi indiscreti con dei grandi rotoli di carta da attaccare tutto in giro. Circa alle 13.00 l’emozione di parlare al cellulare con la Padrona, che mi ordina di attenderla un’ora dopo di fronte alla reception, cosa che faccio ben volentieri, e infatti sono lì ad accoglierla non appena scende dall’auto.
Mi presenta subito alla coppia di suoi amici, entrambi dom: la splendida ed affascinante L. e T., uomo e Padrone gentile e generoso. Non so cosa hanno in serbo per me ma ora che li ho davanti non sono più nervoso, sento anzi un senso di sollievo.
Li accompagno alla reception e li aiuto a sistemarsi, per poi raggiungere assieme la sede dei workshop. È in corso quello dedicato al bondage a cura di Maestro BD, che illustra una vasta gamma di materiali di uso quotidiano utilizzabili per legare nei modi più fantasiosi. Si va dal domopack alla carta igienica, passando per nastri e fasce varie, comprese quelle usate in equitazione per fasciare le gambe ai cavalli. Finita l’illustrazione si passa alla pratica e il materiale è a disposizione di tutti. Padrona Mimosa usa su di me proprio una lunga e sottile fascia rossa da equitazione, realizzando una pittoresca legatura che mi immobilizza in piedi con le braccia e le mani assicurate lungo i fianchi. Padrona L. aggiunge il tocco finale: un laccio da scarpa rosso sulla testa che mi fa assomigliare ad un uovo di pasqua, per il divertimento di tutti i presenti. Intanto diverse schiave sono legate con domopack, nastro adesivo, fascette da elettricista e quant’altro, si odono schioccare le prime frustate. Un ottimo inizio, l’emozione e la contentezza sono al culmine.
Dopo la cena si prosegue con la lezione sull’uso della cera, a cura di Stefano Laforgia. Anche qui viene presentato un vasto campionario di oggetti, candele dei tipi e delle fogge più diverse fatte con vari tipi di cera. Di ognuno vengono illustrate le caratteristiche e i diversi effetti che hanno quando sono versate calde sul corpo. Le mie due Padrone le provano (credo tutte!) sulla mia schiena. Alcune sono poco più che una tiepida carezza, altre pungono come la punta di una sigaretta. Tra le altre cose, Padrona L. scoprirà che soffro tremendamente il solletico, costringendomi a invocare ancor più cera bollente pur di interrompere quel supplizio!
Il giorno dopo si parte alla volta di… boh? Non so niente io, vado dove le Padrone e il Padrone hanno già deciso di portarmi. E torna l’inquietudine, un crescendo di tensione man mano che giungiamo a Roma e diventa evidente che sto per partecipare alla prima sessione bdsm in piena regola della mia vita. Siamo ospiti in casa di schiava Bellchiur, sono presenti S., schiavo di Padrona L. e anche Jentu, Padrone di Bellchiur. Si fanno le presentazioni ma io ho già quasi smesso di parlare, quando ci ordinano di spogliarci e inginocchiarci sono tesissimo. Faccio in tempo a confessare il mio stato alla Padrona pregandola di starmi vicino. Il suo sguardo e le sue parole bastano a spezzare la mia tensione, ritorno di là in ginocchio e si comincia.
Padrona L. lega le mie palle all’altro capo della corda che già stringe quelle di S., in modo da creare un guinzaglio unico per entrambi, mentre Padrona Mimosa mi stringe un collare di cuoio attorno al collo. Veniamo fatti sdraiare fianco a fianco in modo che schiava N. ci possa salire sopra, un piede per stomaco, per essere frustata con le tette pinzate e in trazione. Anche i miei capezzoli sono pinzati con graffette da ufficio dalle quali pendono dei graziosi campanelli. Veniamo portati a spasso come due cagnolini da Padrona Mimosa, che passa poi ad incaprettarmi con tanto di gancio di ferro nel culo. Ho già ricevuto parecchi colpi sulla schiena, immagino (perché ho la faccia sul pavimento) che usi sia il cane che il frustino. Ricevo parecchie sferzate finché anche Padrone E. vuol fare la sua parte, assestando dieci frustate di quelle che lasciano il segno. Padrona Mimosa fa il resto, facendomi contare fino a cinquanta frustate! È qui forse che avviene qualcosa in me: anziché saltare su urlando la safeword, come pure avevo temuto, me ne sto al mio posto e accolgo tutto quello che mi viene inflitto, mentre la paura piano piano svanisce e sento che ce la posso fare. Seguiranno altri colpi di cane prima di essere usato ripetutamente come sgabello e poggiapiedi da parte delle due Padrone. A quel punto mi sono sentito rinascere e l’angoscia iniziale ha ceduto al piacere dell’abbandono, ben esemplificato dalle lacrime liberatorie copiosamente versate quando mi viene ordinato di prendere in bocca il cazzo di schiavo S. e poi di leccare la schiena di N.
A fine sessione bacio riconoscente i piedi di Padroni e Padrone, la mia prima sessione bdsm in piena regola è andata ed io mi sento confuso, felice e affamato! Finiamo quindi tutti contenti in un ristorante nei paraggi, dove guardiamo le belle foto scattate dalle Padrone e dai Padroni e quasi non mi riconosco, mentre il mio ego da schiavo s’impenna nel ricevere i loro complimenti!
Al ritorno il riposo è d’obbligo poiché ci aspetta la cena di Legami, cui ci rechiamo assieme a Thalia, simpaticissima e pazza schiava trans., che si presenta all’appuntamento in pieno spolvero fetish: vestitino succinto di pelle, calze velate, tacchi vertiginosi, collare, polsiere e cavigliere. Quando attorno a noi si raduna una piccola folla di bambini siamo costretti a rifugiarci in auto e finalmente si parte. La cena ha luogo a Roma in un locale tutto riservato a noi, dove per la prima volta non dobbiamo spacciarci per teatranti o altro potendo essere liberamente noi stessi. Questo ha fatto sì che i partecipanti venissero abbigliati nel modo a loro più consono, ed ecco una sfilata di splendide trans su trampoli vertiginosi e vestitini fetish, nonché un profluvio di collari, polsiere, borchie, catene variamente indossati dai partecipanti. Il menù è eccezionale e l’atmosfera pure, si chiacchiera e si ride, si incontrano vecchie conoscenze e se ne fanno di nuove. Alla fine ci scappa pure un’applauditissima esibizione di Adam K., padrone abilissimo nel costruire ed usare le fruste, che darà prova della sua maestria arrossando i fondoschiena di due schiave.
Il giorno dopo purtroppo è giorno di partenza. Facciamo i bagagli per lasciare le camere. Aiuto Padrona Mimosa, che prima di riporre il cane mi lascia altri cinquanta colpi come saluto. Non saranno gli ultimi poiché il seminario del giorno prevede il tema del wipping a cura di Adam K. e Padrona Mimosa, per decidere che tipo di bullwhip farsi costruire, ne prova ancora alcune su di me, lasciandomi come ultimo ricordo un bel po’ di strisce rosse che vanno a sommarsi a quelle della mattina e della sera prima. Saluto tutti al volo perché la navetta parte tra pochi minuti, Padrona L. fa ancora in tempo a farmi il solletico per l’ultima volta. Appena sul treno cerco una toilette per ammirare lo spettacolo della mia schiena striata di rosso, che resterà tale ancora per un po’ di giorni.

Grazie Padrona Mimosa, il Suo schiavo riconoscente Lemmy.

postato da: Mimosa04 alle ore 13:59 | link | commenti
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Torno alla realtà

mercoledì, 22 settembre 2010

Torno alla realtà

Marzamemi-Portopalo 10 13 settembre 2010 064Marzamemi-Portopalo 10 13 settembre 2010 059Marzamemi-Portopalo 10 13 settembre 2010 059Marzamemi-Portopalo 10 13 settembre 2010 064Marzamemi-Portopalo 10 13 settembre 2010 064Marzamemi-Portopalo 10 13 settembre 2010 059Marzamemi-Portopalo 10 13 settembre 2010 033
Sarà una riflessione sincera.
Come tutte le riflessioni, peraltro: le riflessioni dei momenti in cui si è da soli quelli in cui è difficile non essere sinceri con sè stessi.
Sapevo che Lei mi avrebbe ordinato di trascrivere le mie "riflessioni", appena avessimo parlato del Suo soggiorno in Sicilia, mia ospite, per 4 giorni.
Infatti me lo ha chiesto!
Quattro giorni in cui L'ho potuta respirare assiduamente, non più sfioramenti casuali o “necessari” come le precedenti circostanze al "covo".
Quattro giorni in cui abbiamo scandito le prove di convivenza, della prospettiva, cioè, di realizzare quella possibilità di vivere, un giorno, insieme, all'insegna del N/nostro comune sentire: la Dominazione/sottomissione.
Finalizzata ad una condivisione che le N/nostre esperienze pregresse non sono mai riuscite a raggiungere per la fragilità dei rapporti, delle disillusioni consumate in un mare di rimpianti, nella vivace insofferenza di accettare un modo di vivere che l'età, a questo punto, ci suggeriva di accettare come per stabilire una resa , un abdicare ai N/nostri sogni.
Sogni che , evidentemente, covavano nei nostri animi; si erano rinvigoriti ed afflosciati, via, via con uguale puntualità, ogni volta che sembravano vicini ad essere raggiunti e che le miserie e gli agguati della vita demolivano inesorabilmente lasciandoci esausti e quasi rassegnati a rinfoderarli tra i meandri delle illusioni.
Sogni che avevamo cullato, parallelamente, in giorni lontani, in posti inimmaginabili, in esperienze diverse.
Adesso, di ritorno, sulla Messina-Catania, appena abbracciata, salutandoLa, sul predellino del treno che L’avrebbe riportata a casa, guidando in tutta rilassatezza, solo con me stesso, rivivevo tutti i momenti di quella vacanza insieme , nella mia Terra, all’estremità più profonda dell’Italia: Portopalo di Capo Passero, più giù di Malta.
Quattro giorni vissuti lasciando tutto e tutti fuori dalla nostra realtà che ci era apparsa assoluta, quasi come se non dovesse avere fine. Così , il preparare il caffè, la mattina o il pomeriggio, diventava non più la scena in cui il solerte schiavo doveva dimostrarsi tale verso la sua Padrona, con tutto il rituale del servizio, bensì un momento di condivisione, un momento di vita vissuta.
Il prepararsi per andare a raggiungere le spiaggie vicine a Marzamemi, concederci una serata a lume di candela in un ristorante nella piazza straordinariamente bella e suggestiva, briosa, romantica, della stessa Marzamemi.
Andare a fare la spesa nel piccolo supermercato di Portopalo o concederci una pausa per degustare un caffè al bar, appariva come uno spaccato di vita da condurre insieme, senza che il N/nostro particolare rapporto ne indirizzasse, a senso unico, le cadenze, i momenti, le intensità.
Tutto sembrava armoniosamente condiviso, senza difficoltà nè insofferenze; con curiosità mai esasperata; quasi del tutto naturale la coabitazione, come già fosse sperimentata e sottoposta ampiamente al "tagliando" periodico.
Tutto normale, tranne quando era il momento di ristabilire il Suo ruolo e, di conseguenza , il mio.
Mai intuito quel momento, nè provocato o suggerito con atteggiamenti o azioni: decideva Lei!
Così era, dopo aver riposato Una accanto all'altro, dopo una mattinata sulla spiaggia dell' Isola delle Correnti.
Un riposo che aveva messo a dura prova la mia capacità di resistere al richiamo della Sua sensualità: Lei così, all'apparenza, disponibile per la Sua quasi nudità ,civettuola viepiù.
Stavo tentando strade ardite, alla ricerca di sensazioni tra umidori fragranti e soffici rotondità; proiettato verso confortanti , sensuali, molli anfratti; assaporando piacevoli indugi su setose superfici di pelle, incavi dolci: Lei , solo all’apparenza insensibile; o, piuttosto, pronta e desiderosa di dare piacere e riceverne: così La avvertivo. Retorico chiedersi, per l’ennesima volta, quanto avrebbe desiderato una mia audacia, al di fuori del “protocollo” da molto tempo assimilato come comportamento assoluto.
Lì, finalmente libero, per Sua concessione, della cintura di castità che mi impose quasi un anno fa, era forte la tentazione di pervenire , finalmente, ad un amplesso. La mano, sofficemente maliziosa, disegnava carezze estenuanti, sempre più prossime alle Sue intimità, non era disgiunta da sogni che contemplassero i N/nostri corpi finalmente incastrati. Mia! Avrei voluto farLa Mia.
E quella mano, alla fine, abbandonò ogni velleità, lasciando quel corpo vibrante .
Sonno, ristoratore, inquieto ci aveva colto, insieme , lasciando senza successo le N/nostre aspettative tacite ed inconfessabili.
Ben altro fu il risveglio.
Un energico ma giocoso scuotimento ed ecco riapparirmi : Lei, sorridente e sorniona, con uno sguardo parimenti affettuoso e complice. MIMOSA!
Pronto per il Suo gioco preferito: non ci fu neanche bisogno di parole per assecondare il Suo disegno pomeridiano.
Né, mi sorprese la rinuncia a qualsivoglia preparativo.
Era pronta per me ed io per Lei, senza una sola parola, né un cenno.
Mi ricordai di aver realizzato, sin dalla prima volta che mi possedette, che c’era, in Lei, qualcosa di naturale; una predisposizione a godere della penetrazione imposta come non avrei potuto immaginare in una donna.; quasi surreale quel corpo femminile armato da una voglia che prescindeva dall’attrezzo posticcio con il quale realizzava il Suo piacere.
Rimanevo stupito dalla facilità , direi la naturalezza, con la quale collassava in me il Suo corpo, agile e disinvolto nelle movenze, sicura che non avrebbe trovato ostacoli nell’arrivare fino in fondo e prepararsi la strada per i successivi assalti.
Pieno, non solo nell’essere invaso da quell’enorme simil-pene: pieno nella mente, occupata da sensazioni inimmaginabili, per non essere mai state sperimentate.
Mi scopava con voluttà, con paziente e consapevole lentezza, assaporando ogni spazio che cedevo a Lei ed al Suo attrezzo che sembrava fuso al Suo corpo. Un vero e proprio prodigio di trasformazione del Suo essere donna quale L’avevo desiderata appena poche ore prima.
Crollo di tutte le certezze di maschio, via, via che trovava il miglior sincronismo nel possedere il mio corpo non più , però, che la mia mente!
Scopato con voluttà, la Sua, soggiogato dal Suo piacere crescente che alitava sul mio collo, con spasmi di piacere sempre più intenso.
Fuso con Lei, in una corsa al piacere che immaginavo riguardasse solo la Sua voglia .
Denti che simultaneamente affondavano nelle mie carni alla ricerca di un Suo definitivo sollievo, contrassegnato da un’esigenza duplice di dare dolore negli attimi di piacere e verosimilmente sperperarmi nel simbolico atto di cibarsi di me, Sua proprietà
Realizzai improvvisamente che stavo godendo come mai prima e , paradossalmente, nella totale inversione della mia natura di maschio.
La mia sola rivincita ,più che altro la gioia di trasmetterLe la mia piena appartenenza: assicurarLa ancora di più al mio corpo, anche se del tutto inutile data la penetrazione profonda. Le mie mani ad afferrare le Sue piene cosce che erano tenaglie utili ai Suoi movimenti, ormai convulsi; le mie mani aggrappate alla loro pienezza, nel desiderio di ancorarLa più saldamente a me e nel momento dell’orgasmo.
Il primo, anale, che abbia mai provato: con Lei, con la mia Padrona MIMOSA
Quando La sentii accasciarsi sul mio corpo, ancora tremante, un pensiero beffardo ed insieme gioioso, si illuminò:
Avevo desiderato scopare la mia Padrona perché La amo : mi ha scopato Lei, perché mi ama.
postato da: secondoslave alle ore 11:05 | link | commenti (4)
categorie: cintura di castità, bdsm schiavo padrona

Zenzero

mercoledì, 26 maggio 2010


Zenzero
La parola, ed il suo suono, è esotica come la sua origine, affascinante come l'Estremo Oriente la cui storia si perde nella notte dei tempi.
"Compra qualche radice di zenzero e stasera vieni in chat alle 21 in punto. Ti voglio pronto come quando ti devi presentare alla tua Padrona: nudo, con solo il collare e la cintura di castità"Chiuse il telefono bruscamente lasciandomi con i miei pensieri, senza aggiungere altro. Ancora una volta ero incappato nella censura della mia Padrona, causandone un risentimento che non avevo potuto alleviare pur scusandomi, umiliato e dispiaciuto.
Una battuta che a me era sembrata lieve e spiritosa: l'avevo posta ad una Sua confidenza che riguardava un Suo lieve, momentaneo disagio fisico; non avevo valutato che il riferimento era un'allusione alla sfera intima della Sua sessualità.Aveva chiuso la chat contrariata, se non furibonda, senza accettare le mie scuse che , ahimè, non potevano annullare l'invadenza di cui mi ero reso responsabile,involontariamente ma improvvidamente. Mi sentivo umiliato. Sapevo che la punizione sarebbe arrivata e sarebbe stata adeguata alla mancanza che avevo commesso.Mi aveva ignorato per quella sera e per quasi tutto il giorno successivo. Improvvisamente squilla il cellulare, leggo il Suo nome sul display del cellulare e per un attimo mi ero aperto alla speranza che mi avesse perdonato. Invece..." compra qualche radice di zenzero..."Radice? Zenzero? Cosa significheranno mai? Per un attimo divagavo oziosamente sull'assonanza della parola e la tramutavo in zanzara. Ma subito l'abbandonavo: troppo fastidioso il riferimento all'insetto che ho sempre detestato per la sua pervicacia naturale a rendere certe notti estive insopportabili. Zenzero! Nonostante i miei sforzi non riuscivo a dare un'interpretazione a quell'ordine secco e misterioso. Riuscii a trovare un negozio di prodotti alimentari arabi il "misterioso" zenzero: una radice , tutta bitorzoluta ed irregolare. Uscii dal negozio e mi diressi a casa velocemente. Mi dovevo preparare e non volevo essere in ritardo all'appuntamento in chat. Indossai il collare, mi misi nudo ed accesi il pc. Puntuale!
Entrammo in chat quasi simultaneamente. Mi scrisse se ero pronto ed alla mia risposta affermativa mi ordinò di accendere la web cam e di invitarLa. La vidi e notai tutta la durezza del Suo viso. Senza preamboli mi ordinò di farmi vedere per osservare se ero come mi aveva detto. Quindi mi disse di prendere tra le mani la radice di zenzero e di mostrarla; subito mi ordinò di ripulirla dalla buccia. Con relativa facilità riuscii a pelarla in breve tempo. Lo riferii mostrandola. Senza alcun indugio mi disse di inserirla nell'ano interamente. Osservai quel tubero , ormai nudo, e non mi chiesi neanche che cosa avrebbe significato per me l'introduzione. Volle verificare se era stato introdotto sino in fondo e dovetti espormi per consentirLe di esserne certa. "Adesso siediti e vieni alla tastiera". Mi sedetti e già notai che la sensazione che inizialmente era di solo fastidio per l'introduzione profonda, adesso era un pò diversa. Avvertivo un qualcosa di bruciante che aumentava con lentezza. Era anche piacevole quel calore che si sviluppava così intimamente. Era!
Intanto mi intratteneva scrivendomi che il mio comportamento era stato molto riprovevole e che Lei era molto arrabbiata per questo; che pensava seriamente di abbandonarmi perchè riteneva che non avrei mai potuto del tutto piegarmi a quello che esigeva Lei: era, secondo Lei, evidente in me la resistenza a mantenere una personalità non priva di spunti personali, di vivacità , di irriguardosità. Mentre ribadiva queste conclusioni e , di tanto in tanto, mi poneva le Sue perplessità sulla convenienza di proseguire nel percorso di sottomissione intrapreso, scoprii che mi muovevo sulla sedia con un disagio crescente che prestissimo si tramutò in una vera e propria sofferenza. Adesso il calore era affiancato da un bruciore che mi infiammava dentro, ovviamente, ma anche tutta la zona perineale era infuocata.Senza soluzione di continuità mi accorsi che non riuscivo a stare seduto sulla sedia senza essere costretto a dimenarmi.Presto, guardandomi dentro la finestra della web cam , notavo smorfie di dolore e espressioni di sofferenza condensate in schizofrenici movimenti del corpo ed espressioni comiche del mio viso.
Guardando nella finestra in cui mi appariva, vedevo che accennava a dei sorrisetti compiaciuti e soddisfatti. Mugolavo dimenandomi senza ritegno: dovevo apparirLe veramente ridicolo con quei miei sconclusionati movimenti! Non sapevo quanto tempo fosse passato pur avendo la possibilità di vedere l'ora sul pc. Non osavo pensare di chiedere di graziarmi mettendo fine alle mie sofferenze che adesso erano così feroci da farmi disperare di poter proseguire a resistere. Solo brevemente riuscivo a filtrare le conclusioni cui pervenivo in maniera dissennata circa l'entità della punizione, il rapporto con la mancanza che l'aveva causata, la rispondenza alla sua gravità. Adesso, oltre a muovermi ossessivamente, mi lamentavo platealmente e Lei poteva avvertirne la disperazione sempre più crescente. Ogni tanto, astraendomi dalle mie sofferenze ormai insopportabili e vicine al punto di abbandonarmi a catapultarmi per terra e scalciare forsennatamente, guardavo il Suo viso: un sorriso perfido, un ghigno era! Zenzero! come mi suonava assurdo adesso quel nome, mi sembrava di ballare su ogni consonante e di rimbalzare su ognuna di esse; zenzero! quanto distante era la sua conoscenza di specialità abbinata alla cucina esotica che conoscevo e di cui non avevo mai sospettato altri usi così particolari. Zenzero!
E mi ritrovai senza forze, inebetito: il dolore bruciante aveva preso il sopravvento, non volevo più dimenarmi, non riuscivo penso. Mi abbandonai sulla spalliera della sedia , tendendo le gambe dritte sotto il tavolo in un disperato tentativo di lenire il dolore, assumendo una postura che lì per lì mi sembrava idonea a bloccare l'azione di quel tubero infilato nelle mie viscere. Evidentemente se ne accorse pure la mia Padrona che ero particolarmente provato e sofferente. Mi scrisse : "ancora 30 secondi e poi toglilo; vai in bagno e liberati,non voglio neanche vederti mentre lo fai. Questa raccomandazione mi suonava ancora più urticante dell'azione che la radice mi aveva procurato. 30 secondi! Non potevo neanche scandirli, non li contavo come ero solito fare con le scudisciate o col "cane" che inflessibili si abbattevano sulle mie natiche quando mi ordinava di contare. "Ecco, puoi andare adesso" Mi alzai a fatica dalla sedia e mi sentii chiamare, ancora: " prima voglio controllare se ce l'hai veramente ancora inserito, non vorrei che l'hai fatto scivolare fuori durante la prova". Non so se ero più rubizzo in viso, per l'umiliazione che per ultima mi dava con questa verifica, o piuttosto dentro l'ano e tutt'attorno l'orofizio che adesso mostravo alla mia Padrona, spalle al pc, estraendo quel "carnefice" che mi stava torturando quel tanto che Lei potesse osservarne l'effetiva presenza nelle mie viscere. Sicuramente non aggiunse, questo indugio ulteriore, una sofferenza maggiore a quella cui ero giunto sino a quel momento. "Bene, vai adesso, ci sentiamo domani; ah! ti ordino di masturbarti, dopo , e senza togliere la cbt: deve essere dolorosa e per nulla piacevole".
Queste, le Sue ultime raccomandazioni e con la coda dell'occhio , mentre mi precipitavo in bagno, La vidi ridere con ostentata soddisfazione. Ebbi tutto il tempo , quella sera, mentre disperatamente cercavo di darmi piacere (che piacere non era e non lo fu alla fine), di riflettere quanto di umiliante mi aveva inferto la Padrona e quell'ultimo ordine che alludeva al mio "piacere" mi suonava anche beffardo: non so se si può immaginare quanto penoso sia masturbarsi agitando l'ostacolo rigido della protezione che avvolgeva il mio sesso, quanto disperante sia il tentativo di trarne piacere in quelle condizioni innaturali, come grottesco fu l'epilogo!
Un altro pezzo di resistenza era frantumato, dopo questa punizione: mi avvio inesorabilmente verso la completa resa al Suo volere di rendermi sottomesso del tutto, senza traccia di un moto di orgoglio. Un Suo oggetto! E che non mi passerà in mente di fare apprezzamenti, in futuro, come quel becero " deve fare attenzione, la mia Padrona, a limitare acrobazie..."

postato da: secondoslave alle ore 22:26 | link | commenti
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Al covo pochi giorni fà .

giovedì, 11 marzo 2010

Al Covo, pochi giorni fa...

Solo 5 giorni e i due passati con Lei la mia Padrona al Covo, sembrano già distanti. Il discorrere con Lei in chat risveglia le emozioni non ancora digerite che affollano ancora il mio cervello.
"Qual è il tuo desiderio, ora ? "
L' imbarazzo temo che possa trapelare, ma con sincerità Le rispondo :
"Padrona, sono annoiato, piove da tre giorni, sono solo e triste. Desidero giocare coi Suoi regali"
La Sua risposta positiva mi fà battere forte le tempie, l'adrenalina sale velocemente e l'autorizzazione a crogiolarmi con i "doni" che mi aveva dato prima di partire mi getta in una sorta di trance dove potrei concederLe tutto . Lo scambio di sensazioni La porta immediatamente a capire che sono disposto a venerarLa e senza esitazione mi propone uno scambio. Le sono debitore di questo dono che Le farò alla prossima occasione e mi concede addirittura di accompagnarLa , vedranno che sono sottomesso.
Quindi...autorizzato a bearmi, feticista quale sono, dei Suoi slip odorosi, indossati da Lei, e delle Sue calze nere. Avvolgo il piccolo triangolo di stoffa nera alle narici e quindi la mia lingua gusta :P le tracce della Sua intimità ancora intatte e fragranti e i miei sensi avvolti nel Suo odore mi concedono di sentirmi rapito da una forma d'estasi infinita dove non c'è posto nemmeno per il mio piacere solitario.

Al Covo in full-immersion 4/6 marzo 2010.

Al Covo in full-immersion 4/6 marzo 2010
Me l'aveva preannunciato, l'ultima volta che mi aveva chiamato al Suo cospetto. "Preparati, perchè la prossima volta sarà diverso; sarà una full immersion". Inutile averLe chiesto cosa volesse dire. "Lo scoprirai al momento opportuno, cioè quando tornerai qui", mi rispose quasi brusca non meno che misteriosa.
Un mese passato a fantasticare e sono di nuovo qui, al Covo. La cintura di castità è rimasta al suo posto salvo che per la pulizia personale. Orgoglioso mostro alla mia Padrona con quanto spirito di sottomissione ho sopportato la costrizione sessuale insieme ai disagi psicologici e fisici, compreso il dolore che spesso mi causa ma che rimanda a Lei in una sorta di piacere infinito.
Mi aggiro nella piccola ma confortevole mansarda nella quale sono ospitato. Già! Ospitato. Dovrei piuttosto dire ... consegnato!
Appena giunto mi ha ricevuto con la solita cortese freddezza; il tempo di darmi gli ordini e le istruzioni, aprire i regali e gioirne (aveva atteso quasi un mese per poterli avere) ad ammirarli e poi via di corsa verso i Suoi impegni.
"Ci vediamo domani, ti avviserò quando starò per arrivare; dovrai provvedere alla pulizia della casa e alla tua consueta preparazione. Da questo momento non potrai uscire di casa. Avevo pensato di chiuderti a chiave ma ragioni di cautela e sicurezza mi inducono a desistere da ciò.
La telefonata per assicurarsi che stia bene mi conforta nel mio isolamento dal mondo esterno. Il letto accoglie la mia stanchezza, ed è sicuramente la soluzione migliore per poter affrontare tutto quello che mi aspetta il giorno dopo, le fantasie stanno per prendere vita.
La sveglia mi riporta alla mia condizione e rapidamente riordino la casa pulendola. Quindi comincio a prepararmi per essere pronto , così come mi aveva ordinato.
Ero pronto per Lei.
In ginocchio attendo lo squillo che ne preannuncia l'arrivo, eccolo ... e il cuore si tuffa nello stomaco. Pochi minuti e con la consueta calma entra a riempire lo spazio vuoto della casa nuda senza di Lei. Sono in ginocchio, con il capo chino e lo sguardo basso come Lei mi ha ordinato .
Si avvicina incombente, porge la mano che mi affretto a baciare avido di sentirne il primo contatto con la sua pelle ... ah finalmente i Suoi piedi e i Suoi stivali. Mi ordina di alzarmi e di seguirLa. Gioisco al sentire che si la pulizia della casa è soddisfacente ma che ancora ci sono piccole cose da ricordare, l'ordine è essenziale per Lei e ogni cosa ha il suo posto e trovarla come desidera è sinonimo di attenzione e di accettazione del Suo volere . Si accerta che non ho provveduto solo alla pulizia della casa ma anche alla mia personale e l' umiliazione non è il passaggio delle Sue dita nella zona anale per sincerarsi che fossi depilato bene ma bensì il sentirmi ridicolo nell'eseguire con estrema naturalezza azioni che immaginate mille volte hanno una valenza ma che eseguite hanno un risvolto inimmaginato .
" Mettiti a 4 zampe e aspetta davanti alla porta della stanza da letto "
Gli abiti si accumulano a terra e la Sua prorompente nudità è uno schiaffo alla costrizione nella quale mi ha rinchiuso. La splendida gonna nera che Le avevo regalato, il corsetto/reggiseno rosso e la guepiere con il reggicalze anch'essi rossi stile anni '50 si addicono in maniera perfetta alla Sua figura di Donna. Le scarpe rosse che le porgo si chiudono attorno alle calze di naylon color carne con la riga posteriore ed il tallone rinforzato .La vestizione la immerge in un cambiamento da cui ne esce quella che è realmente : Mimosa , la Mia Padrona.
E' pronta e splendente e la Sua recente pettinatura ed il colore dei capelli ravviva l'insieme e s'intona ad incastro a tutto il resto. Lo straordinario potere evocativo delle polsiere e del collare di punizione mi gettano in quello che ho cercato e desiderato per una vita,per ultimo il guinzaglio e sono così come Lei desidera : il Suo cagnolino.
Mi conduce a spasso per la casa e ogni tanto indugio per il disagio che il dolore alle ginocchia mi causa , non esita a dare qualche strattone al guinzaglio e subito mi rimetto solerte a seguirLa trotterellando felice proprio come un cagnolino. Mi lascia ai piedi del divano centrale e mi dice di stendermi sulla schiena, fà freddo e Lei che è sempre attenta alla sicurezza e alla salute dei Suoi schiavi mi concede di mettere un tappetino affinchè non prenda freddo, la testa sotto il divano stesso. Si allontana. I rumori che provoca maneggiando gli attrezzi che sono gelosamente ed ordinatamente riposti nel Suo armadio iniziano a mettermi in uno stato di agitazione. Fissa le Sue amate catene al travetto posto lungo il tetto della mansarda, agganciandole con dei moschettoni, potevo vedere bene sbirciando da sotto il divano e vederLa muoversi lenta e sicura calma la mia ansia. Dalla trave pendono parallele due brevi catene. Mi ordina di alzare una gamba che fissa ad un distanziatore a cui sono infissi due anelli con una piccola catena che in breve cinge e blocca le caviglia, in poche mosse assicura così i miei piedi all'asse e le mie gambe sono divaricate al massimo. Sono in tal modo con le gambe sospese in alto ed aperte in maniera oscena. Sono soggiogato dal Suo sguardo che sembra di fuoco scintillante ed in preda alla Sua assoluta dominazione. Lascia la stanza per ritornarvi quasi immediatamente ma in quel piccolo lasso di tempo prepotente ritorna il senso del ridicolo e vorrei scappare, ma non è imprigionata solo la mia persona; è la mia anima ad esserlo .
Lo scivolare intorno al mio ano della Sua mano rivestita da un guanto e umido di gel lubrificante, mi procura un brivido e anche una preoccupazione; "sarò stato bravo ad eseguire la mia pulizia" , un preservativo al dildo di lattice color rosso cupo e lentamente inizia a scivolare dentro di me. Senza esitare prima uno poi due dita dentro lo sfintere. Sobbalzo per il leggero fastidio che mi procura l'introduzione decisa. Sono insieme eccitato ed umiliato ma inesorabilmente alla Sua mercè. Quando la lubrificazione raggiunge il suo scopo, senza indugio avvicina il dildo all'orofizio, quindi con una progressiva e lenta pressione lo introduce fino alla base e l'arnese resta ben piantato. La sento sorridere soddisfatta e commentare: "Vedo che ti sei impegnato bene! Noto con piacere che adesso il tuo ano è allenato per ricevere questi oggetti. Bravo, c'è di che divertirsi , adesso"
Eretta su di me imponente , ah visione sublime, con il frustino in mano inizia a colpirmi , non posso contare i colpi perchè imbavagliato,è la sua voce ferma e dolce allo stesso tempo che li conta, ben 50 !
Li distribuisce sulle due natiche e oltre cento i piccolo colpi che mi colpiscono alle cosce, ai genitali, ai piedi. Quando la "punizione" decide che l'ha soddisfatta, depone il frustino e comincia a fotografarmi. Sono indolenzito per i colpi brucianti sul corpo, per la postura estremamente scomoda, ma un euforia sconosciuta mi pervade e mi rende felice. E' passata più di un'ora e decide di sciogliermi . Mi libera dalla sospensione ma mi lascia ancora legato alle caviglie e divaricato dal distanziatore. L'ordine è di mettermi a quattro zampe, testa sotto il bisto ed avvolta dalle mani. La sento calzare ancora un guanto di lattice e si pone dietro di me. " Adesso ti mungo come una vacca!"
Il suono della sua amata voce stavolta è sarcastico e scopro anche questo suo aspetto finora sconosciuto. Prende a massaggiarmi il pene, flaccido, come se avesse una tetta di una mucca, tirando verso il basso e strizzandolo. Non riesco ad essere turgido e mi canzona per questo. "Che c'è? non ti viene duro? la castità fa il suo effetto, vedo. Ma tanto a che cosa può servirti più" . Sento una cocente umiliazione insieme alla frustrazione di non riuscire a godere finalmente, adesso che me lo concedeva dopo quasi un mese che non avevo avuto alcuna attività sessuale. Mi concentro, violentandomi, per poter trarre qualche eccitazione da quell'azione che mette in atto, che mi consentisse di avere un orgasmo, finalmente. E' stata molto paziente: voleva "mungermi" con successo , per darmi un contentino e in più umiliandomi . Voleva che godessi come una "bestia", in una posizione innaturale, con un dildo conficcato saldamente dentro l'ano. E' paziente ed ottiene quello che ha voluto e pensato: ad un tratto, mi sento tremare, comincio a gemere, ansimante. Stò per godere per mano della mia Padrona che si accorge del mio insorgente orgasmo ed accelera l'azione di "mungitura" e ciò mi procura dei brividi intensi , forse mai provati prima di allora e godo accompagnato da quella mano "padronale" fino all'esaurimento ed allo svuotamento totale. Si rialza e si mette a sedere sul divano accanto, ignorando il mio stato. Prende tra le mani un libro ed inizia a leggere, lasciandomi esaurire il mio orgasmo nella solitudine come se non le importasse nulla. Ma in realtà è così, non le importa null'altro che essere stata la protagonista indiscussa e assoluta e di aver tratto il Suo piacere.
Il tempo di farmi riavere e mi libera dal distanziatore e riprende a leggere non prima di avermi ordinato di rimettere tutto a posto. Mi aspetto di essere obbligato a pulire il pavimento dal mio seme con la lingua ma non arriva quest'ordine, come è indifferente a ciò che mi sembra scontato avvenga .Mi accovaccio ai Suoi piedi dopo che con amore ho riposto tutti gli attrezzi che fino ad un attimo prima sono stati i miei costrittori .... e Lei continua a leggere. Ad un tratto si distende sul divano , mi porge il libro e mi ordina di leggerlo per Lei . Il libro era "EMMANUELLE" di Arsan, romanzo "cult" della fine degli anni '60.

postato da: secondoslave alle ore 01:41 | link | commenti
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Silenzi.

sabato, 27 febbraio 2010

Silenzi

Suscitare in qualcuno una reazione, buona o cattiva, è sempre segno che qualcosa, tali parole riescono ad avere un effetto. La peggiore punizione è l'indifferenza.
postato da: solodilei alle ore 13:27 | link | commenti
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mercoledì, 24 febbraio 2010

Stasera è una di quelle sere in cui nulla, nemmeno il calore dell'Appartenenza, riesce a penetrare in me.
Ho mille perchè nella testa che non troveranno mai le risposte. La mia sicurezza si infrange di fronte alla cattiveria comune, che non è la "cattiveria" di cui mi sento protagonista quando decido di esserlo. E' appagante; finalizzata , segue un percorso, non è mai gratis e mai unilaterale. La gestisco e mi ubbidisce come una docile schiava, si libera in un crescendo di emozioni e torna al suo posto quando esaurito il suo percorso lascia il posto a altre emozioni tenere e dolci.


postato da: Mimosa04 alle ore 21:10 | link | commenti
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domenica, 21 febbraio 2010

Sono lo schiavo di Mimosa, "secondo"


leiLa confezione contenente la CBT l'aveva ritirata Lei stessa; mancava solo la mia presenza ed il rito si sarebbe consumato tra noi tre: Lei, Mimosa; solo_di_Lei, il Suo schiavo; ed io aspirante sottomesso a cui la Padrona avrebbe data la chance di esere adottato dopo un breve ma intenso scambio di sensazioni e soprattutto di convergenze di interesse reciproco. Il mio viaggio, in treno stavolta, mi aveva dato il tempo e la possibilità di valutare tutto quello che di lì a poco mi sarebbe accaduto. Mi aveva dettato le condizioni perchè io potessi diventare Suo sottomesso: appartenerLe, rinunciando a qualsiasi mio diritto su di me; Lei avrebbe deciso ogni cosa per me, a cominciare dalla mia vita sessuale. Che non sarebbe stata più gestita da me: la cintura di castità, cbtappunto, ne avrebbe sancito la pienezza!Tante paure ballavano nella mia mente; molte incertezze anche: avrei potuto adeguarmi, io che avevo avuto, negli ultimi 5 anni, un'attività sessuale piena ed intensa? Paure ed incertezze che di colpo svanivano, appena la mia mente andava a Lei.In fondo Lei mi aveva scelto e aveva realizzato che io potessi essere la persona giusta perchè potesse realizzare ciò che Le stava a cuore da molto tempo: uno schiavo, sottomesso, devoto, convinto che l'appartenenza fosse qualcosa di compiuto, a prescindere dal possesso fisico. Per me sarebbe stato un cambiamento decisivo e voluto: delegare ogni mio potere di me stesso ad una persona che ritenevo superiore, carismatica,convinta di voler perseguire un obbiettivo, di aver individuato la persona adatta per raggiungerlo e coronare con successo una medesima aspirazione: dominare possedendo, appartenere e posseduto.
" In ginocchio, entrambi "
la Sua voce appena lieve senza toni minacciosi o imperiosi giunse mentre, nudi, eravamo al Suo cospetto. Lei nella Sua mise di Mistress, minigonna in lattice nera, corpetto rosso, scarpe con tacchi, frustino in mano.
"Dimmi con voce chiara cosa chiedi alla tua Padrona alla quale ti sei offerto".
Così mi rivolse la parola. In ginocchio; testa china, occhi bassi, esitando solo un attimo pronunciai ciò che mi proveniva dalla testa più che dal cuore.
"Questo aspirante schiavo, Signora, Le offre la sua più convinta sottomissione, senza condizioni.Mi affido alle Sue cure, rinunciando a tutte le mie facoltà di autodeterminazione; le offro fedeltà, devozione e l'impegno di farLe onore, riconoscendo in Lei tutte le capacità di dominarmi e di possedermi. A Lei, Signora, la mia mente, il mio cuore ed il mio corpo: ne faccia Suo possesso" .
Tacqui, emozionato. Sentivo il Suo sguardo su di me imperioso ed importante, ed aspettavo una parola sola che sancisse la mia appartenenza a Lei. La sentii rivolgersi con calma ma con un'autorevolezza mai avvertita in una donna, prima, al Suo schiavo che mi era vicino, in ginocchio come me, nudo anche lui. "Accetti che la Tua amata Padrona abbia deciso di servirsi di un altro schiavo, senza nutrire alcun sentimento di gelosia nè riserva sull'esercizio della Sua dominazione su entrambi?"
Il mio compagno tacque per alcuni secondi che mi parvero lunghissimi, come per contemplare una possibilità di opporsi a quella che sicuramente gli sarebbe suonata come una divisione da Lei, sia pur parziale. Lei , lo incalzò:
"Allora? che fai, non sei d'accordo? Osi mettere in discussione la mia determinazione di possedere uno schiavo totale che mi dia quel che non posso avere da te?"
Immediatamente, come una liberazione, solo_di_Lei esalò:
"Si mia Padrona, accetto che Tu possa sottomettere e possedere lo schiavo che mi è vicino e Ti assicuro che mai penserò di essere meno importante per Te.
Lui sarà il mio compagno ed insieme faremo in modo , ognuno per la sua parte,
di onorare la Tua supremazia e di esserTi devoti".
chiaveImmediatamente Mimosa riprese la parola e ci invitò ad alzare la testa e rivolgerLe lo sguardo. Poi, con la calma e suadente voce , si rivolse a me, guardandomi intensamente:
" Da questo momento sarai mio schiavo, il mio secondo schiavo; il tuo nome sarà, quindi, secondo; a te sarà riservato un trattamento diverso; da te voglio solo il sacrificio della castità come principale imposizione. Mi servirai come esigo io ed in più rinuncerai ad ogni forma di sessualità. Essa appartiene alla mia determinazione: ciò perchè tu stesso me l'hai offerta in segno di totale cessione della tua facoltà di decidere di te. Da adesso, dipenderà da me ogni comportamento che riguarda la tua esistenza;avrai solo doveri e nessun diritto, tanto meno potrai fruire dela tua libertà sessuale. Adesso, ti imporrò la cintura di castità come segno di rinuncia al sesso che sarà mia facoltà decidere come e quando potrai farne.Verrai da me ogni volta che lo riterrò opportuno , utile o semplicemente per mio piacere"
Così concluse mentre, con l'aiuto del mio compagno schiavo,dopo una macchinosa operazione di assemblaggio dell'attrezzo, alla fine, fece scattare il meccanismo di chiusura del lucchettino che sancì la mia definitiva castità.
In treno,di ritorno a casa, ebbi tutto il tempo e la serenità di convincermi che il mio sacrificio è donato alla persona giusta e che è quello che volontariamente, con piena consapevolezza, desideravo.
Sono lo schiavo di Mimosa!
postato da: secondoslave alle ore 14:07 | link | commenti (3)
categorie: cintura di castità, bdsm schiavo padrona

Il mio "secondo".

venerdì, 12 febbraio 2010

Il Mio "secondo"

Ho scelto il Mio secondo slave !!
Il suo ruolo sarà complementare a quello di solo_di_Lei e mai uguale perchè non sono uguali se non nella volontà di servirmi.
A secondo , questo è il suo nome da schiavo, ho riservato un attenzione molto speciale : la castità .
Racconterà qui, nel blog che finora è stato solo nostro, la sua particolare esperienza in quella che è stata una scelta voluta e condivisa.

postato da: Mimosa04 alle ore 20:12 | link | commenti (2)
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sabato 7 gennaio 2012

Mattina

Mattina

Ho cercato di convincere me stesso, fino all’ultimo istante, che non c’era nulla di cui preoccuparsi. Ho cercato di convincere anche lei della stessa cosa.
Ho cercato di farla sorridere sempre, almeno fino a quando ho potuto.
Ma da ieri mattina, questa mia presunta convinzione, all’avvicinarsi dell’ora stabilita è andata via via sgretolandosi. Ricevo un suo sms, “vado”, e un brivido con la velocità di una saetta mi percorre la schiena. Comincio a realizzare. Vorrei raggiungerla, dirle qualcosa, farle sentire la mia presenza. Non so cosa stesse succedendo, che piega abbiano preso gli eventi, tutto e tutti tacciono. Sono impotente. I pensieri, quelli buoni e quelli cattivi, si alternano.
All’improvviso, dopo diverse ore, vedo il telefono “illuminarsi” e il suo nome materializzarsi sul display. E’ lei. M’illumino d' immenso anche io. Ha superato anche questa. Ti amo micia.
(la mia Padrona in ospedale...)
postato da: solodilei alle ore 00:02 | link | commenti
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Buon compleanno blog

sabato, 31 ottobre 2009

Buon compleanno blog

Un anno esatto oggi !!
L'ho riletto tutto d'un fiato pensando non a quello che abbiamo scritto ma a tutto l'altro che non abbiamo scritto . Non ne abbiamo raccontate molte delle esperienze vissute da soli e con altri, semplicemente perchè il tempo quando vivi emozioni che si susseguono sembra non essere mai abbastanza. Forse anche perchè trovare la chiave per raccontare non sempre mi è riuscito facile, non sono semplice da accontentare e quando scrivo devo emozionarmi io per prima . A chi lo legge non vogliamo raccontare fattarelli legati al BDSM ma quanto di bello il BDSM ci regala e se è possibile trasmetterlo.
Il cammino percorso insieme ci ha insegnato tanto e ci siamo provati in sentieri sconosciuti , affrontato e superato limiti, analizzato meglio ciò che il BDSM vuol dire per noi e compreso meglio noi stessi attraverso l'esercizio di pratiche fisiche e mentali, che io per prima mi sono trovata sorpresa nell'affrontare rendendoci conto che questo è stato possibile solo grazie all'Amore che è nato e che libero dalle sovrastrutture mentali sociali ed egoistiche rende inutile sentimenti appunto come l'egoismo perchè è solo nella grande apertura all'altro che ci realizziamo e realizziamo i nostri sogni all'unisono e che non è mai stato limite.
Grazie a chi lo legge e a chi insieme a Noi ha fatto parte di questo Blog dando vita a fantasie ed emozioni
Buon compleanno
postato da: Mimosa04 alle ore 15:09 | link | commenti
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Dall'alto.

giovedì, 08 ottobre 2009

Dall'alto

A volte mi vedo dall'alto .

Non dall'alto della mia presunzione umana ma dall'alto di me stessa .
Non sono io quella che cerca disperatamente di affrontare le tempeste ,
di trovare una via d'uscita quando l'impossibile l'ho già fatto .
Non sono io quella che lotta, che inventa strade nuove, che non piange mai,
che non chiede nulla, che fà finta di nulla , che si chiede perchè mai piccoli innocenti debbano soffrire .
Non sono io quella che si alza e rialza e si rialza ancora .
Non sono io , ma un altra me stessa vista dall'alto .
Come i deltaplani che oggi volteggiavano sulla nostra testa sdraiati al sole in una giornata autunnale sulla spiaggia .
Hai visto siamo andati al mare ?
Troppo bello il caldo sole cocente per starcene al chiuso e amarci come sempre o per fare BDSM .
No ; c'è tempo per farlo .
Un pò di gente a godersi la spiaggia finalmente vuota, chi fà il bagno e qualche uomo solitario che aspetta che qualche coppietta smaniosa gli regali momenti per toccarsi .
Troppe tentazioni per non spogliarti del tutto e farti accarezzare dagli sguardi di chi nota questi strani personaggi , lei con un abitino nero e lui nudo distesi a toccarsi in maniera impercettibile ai più .
Mi estraneo pur abbracciata a te e mi riguardo dall'alto e la sofferenza riprende il suo corso ma non voglio, no quando stò con lui non puoi avermi , che mi riassorbe e riscendo giù .
Un tipo passeggia nervosamente sulla riva toccandosi sperando in un esibizione dal vivo : rivestiti andiamo a casa .
Gli spettatori per le nostre intimità li scelgo io .
Seduta a casa sul divano assaporo la quiete calma del pomeriggio .
" Spogliati prendi il collare, la catena con le pinzette e il frustino "
Lo sguardo all'ordine muta di colpo e il collare sigilla il tuo mutismo .
" Prepara il caffè e portami l'acqua "
Le pinzette dolorosamente baciano i capezzoli , lo sò non le sopporti ma lasciano il ricordo del mio volere anche per giorni .
Le mani intrecciate sulla nuca a permetterti l'equilibrio ma barcolli ai colpi del frustino , dai erano veramente leggeri, dati dal basso verso l'alto sui testicoli .
" Non sai nemmeno più stare immobile "
E i colpi intensi segnano le gambe .
" Mettiti a quattro zampe con il culo verso di me "
Ti salgo sopra e l'invito eccitante del solco dei glutei aperti dalla posizione non rimane inatteso, hai capito che per come si è messa è meglio non ti muova ai colpi dolorosi che arrivano attorno all'ano.
Non mi alzo nemmeno dalla mia posizione, mi impossesso del tuo membro con la mano sinistra bloccandolo in posizione retta verso il basso e con le dita della destra bagnate di saliva inizio a toccare la parte del glande che è più sensibile .
Il pene sembra scoppiare e diventa turgido e vibrante di piacere.
Non provo piacere fisico oggi non potrei, mi guardo sempre un pò dall'alto, ma l'intensità del momento mi eccita il cervello mi dà euforia e mi fà rientrare completamente giù nel mio corpo .
Non ci vuole molto , sappiamo manovrare questo piacere così particolare per la sua modalità in simbiosi , e una piccola pozza sul pavimento si allarga a concludere .
Sono Io ora che ritornata in mè stessa guardo te dall'alto aspettando il tuo abbraccio .
postato da: Mimosa04 alle ore 21:50 | link | commenti
categorie: bdsm schiavo padrona

Il piacere del dolore.

giovedì, 13 agosto 2009

Il piacere dal dolore

Si può arrivare a godere attraverso il dolore?
Ho sempre pensato che nell’ambito di certi giochi lo stare sotto e il provare dolore fossero solo delle componenti per raggiungere un’eccitazione, talvolta anche solo mentale, ma mai avrei immaginato di raggiungere un orgasmo attraverso una pratica prettamente punitiva.
I fatti risalgono alla giornata di ieri.
La Mia Padrona sembra stanca, svogliata, non si sente pienamente in forma e sono questi i momenti in cui Lei è più propensa alla sperimentazione. Non nascondo che essere l’oggetto dei suoi esperimenti è una cosa che mi stuzzica non poco. Ha da poco ricevuto un pacco con una serie di oggetti ordinati sulla rete che non ha ancora avuto il tempo di provare. Tra questi un paddle di cuoio nero, non dalla classica forma a paletta, ma più stretto ed allungato, ed è su questo oggetto che cade la sua attenzione.
Sono sul letto, disteso e in pochi minuti i colpi raggiungono ogni parte del mio corpo.
Secondo me esiste una soglia fino alla quale il dolore inferto genera esclusivamente sensazioni piacevoli ed oltre la quale il dolore che si prova è talmente intenso che l’attenzione viene completamente distolta da tutto il resto, compreso l’idea che possa essere piacere.
Tale soglia viene superata diverse volte e solo una parte del mio corpo viene risparmiata. Tutto fa parte di un disegno ben preciso: il pene viene risparmiato perché sarà oggetto di attenzioni particolari. Sarà proprio sul quel punto che il nuovo strumento avrà modo di esprimersi al meglio.
Vengo fatto mettere con le gambe divaricate, i colpi cominciano ad arrivare prima nelle parti circostanti, tipo il basso ventre, l’interno delle cosce, qualcuno lambisce e prende anche i testicoli, e cominciano a concentrarsi sul pene. Non sono forti, sono sopportabili, al punto che riesco anche a raggiungere una erezione. Lo stare sotto e di essere la cavia in questo momento fornisce sicuramente un contributo significativo. I colpi aumentano di intensità, l’erezione non sparisce stavolta come accade altra volte in cui la componente dolorosa prende il sopravento, anzi sembra persistere. I colpetti saranno centinaia, di piatto, di lato, da sopra, sul glande nudo e da lontano sento qualcosa che comincia a muoversi. Cerco di convincermi che non è possibile. Invece non mi sto sbagliando, sento che lentamente sto raggiungendo un orgasmo. In questi momenti si sopporta tutto, compreso il dolore che generano i colpi su una parte già dolorante, ma la voglia di arrivare all’orgasmo è più forte è il dolore sparisce completamente.
E’ un orgasmo lunghissimo e lentissimo ma che arriva inesorabilmente sotto i colpi del nuovo giocattolo. Ho la sensazione di essere stato attraversato da un carro armato ma sono sopravvissuto con qualche “parte” dolorante.
“Incredibile, scopro che sei sempre più porco”, questo è stato il suo commento.
postato da: solodilei alle ore 07:41 | link | commenti
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Tentazioni

sabato, 27 giugno 2009

Tentazioni

" Padrona mi piacerebbe potermi iscrivere alla Community che Tu e fratellino frequentate perchè sento la necessità di partecipare alla vostra vita e anche quella di potermi confrontare con chi come me ha scelto la strada della sottomissione, ovviamente tu avrai l'accesso e il controllo di tutto, anzi anche della mia casella di posta personale e del mio messenger perchè desidero che anche attraverso questo tu comprenda quanto io sono Tua "
legami1Conoscendo la sua vanità di apparire di mostrarsi come la Mia schiava non ne sono sorpresa . La necessità di non rimanere ai margini della Mia storia relegata al ruolo di coopartecipante era già nell'aria e il suo rendersi conto del legame speciale che non comprende solo il Bdsm ma passioni forti trascinanti e una complicità senza limiti fra me e il Mio schiavo la porta a considerare il suo ruolo anche da prospettive diverse di quelle che magari si era immaginata l'aspettassero.
legami2Conscia del fatto che l'avrei data un pò in pasto ai lupi e che le TENTAZIONI sotto forma di proposte l'avrebbero esposta e messo in pericolo l'equilibrio della Mia Dominazione su di lei, le concedo di entrare a far parte di una piccola ma importante porzione di mondo che vive nella mia vita.
In pochissimo è fatto tutto e il suo profilo " laSuabambola " appare visibile.
Ognuno ha il suo percorso da compiere e sarebbe stato sciocco pensare che negandole il permesso non avrebbe potuto in qualche modo confrontarsi con altri-e e magari chissà anche correre il rischio di perderla . Non voglio tenerla isolata dal mondo BDSM perchè non è eliminando le TENTAZIONI che può crescere e formarsi ma è proprio attraverso di queste che posso capire se il mio percorso con lei è quello giusto. Le prove sono per entrambe e servono a comprenderci e a creare un altro legame speciale.
E' bella la Mia schiava e sò che nell'immaginario collettivo incarna la schiava che tutti desidererebbero avere, induce a pensieri peccaminosi e al desiderio di moltissimi di possederla ma ha le idee chiare un carattere forte deciso e Io non ho paura che qualcuno possa portarmela via perchè la scelta di appartenermi deve essere sempre la sua in ogni istante.
Le vere legature sono quelle dell'anima non quelle delle corde o delle catene, quella è altra storia.
Semmai la paura è quella di non aiutarla a crescere e lì avrei perso non solo lei ma la Mia identità di Mistress che vuol dire per me innanzitutto " Maestra di vita".





postato da: Mimosa04 alle ore 15:22 | link | commenti
categorie: schiava, cintura di castità, bdsm schiavo padrona

Happy Hour

mercoledì, 10 giugno 2009

Happy hour

E' andata .... giorni per preparare con cura la casa il buffet per organizzare lo svolgersi del pomeriggio ed è già tutto finito .
Happy Hour 005Le immagini si rincorrono ancora negli occhi .... i Miei due schiavi impeccabili nelle loro divise in bianco e nero, la Sissy Maid truccata e vestita di tutto punto sorprendentemente bella nel inusuale abbigliamento con la sua Signora L . fasciata da un vestito nero lucido con i fianchi scoperti, la mia amica con l'accompagnatore che ha scelto per il suo ingresso nel mondo reale del sm, lo schiavo "diversamente pettinato" ed Io .
h1Corde, fruste e qualche oggetto compaiono all'improvviso e mi trovo per la prima volta a legare insieme al Mio schiavo un altro corpo maschile che non è il suo ............ insieme a lui . Mi passa le corde mi aiuta a tirarle e chissà che pensa, non lo sò ancora ! Mi piace la complicità che c'è fra noi . I . la Mia schiava osserva compita ed è felice di accontentarMi, le corde avvolgono anche lei ma stavolta non sono Io a farlo, ci tenta Mistress L. ma presto abbandona il campo considerando la cosa complicata ma la cosa è solo rimandata .
Un giochino .... uno contro il muro e tre pezzetti di carta !! La sorte sceglie I. la schiava e L. il Mio schiavo e la Sissy sospirano pensando che sono salvi, la posta è alta per loro, un lavoretto di bocca . Ma non hanno fatto i conti con la mia volontà che è quella di vederli entrambi accucciati a succhiare un membro . E smettono e riprendono a turno a Mio comando . Altri giochi altre situazioni ma .....
" Cosa avrà pensato quando stavo lì di fronte a lui a vederlo in ginocchio aspettando quel gesto di estrema sottomissione , mi avrà magari odiata anche solo per un attimo , domani lo saprò , domani parleremo di ogni particolare come al solito e questo nostro svicerarci ha in sè una potenza che ci unisce e accomuna"
Non ho avuto i Miei schiavi come di solito , bdsm coccole carezze e sesso, provo un senso di dolore a vederli andare via ed è come se un pezzo di me si staccasse ma sono ugualmente felice perchè oggi insieme mi hanno dato prova che la loro volontà è messa realmente al Mio servizio e diventa nulla per il Mio piacere .
Un grazie a chi ha condiviso questa giornata .... per quello che riguarda pantera62 è un altra storia in questa storia e se vorrà ve lo racconterà lei .
postato da: Mimosa04 alle ore 22:30 | link | commenti (1)
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domenica, 24 maggio 2009

Vorrei farti sorridere...
postato da: solodilei alle ore 20:19 | link | commenti (1)
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domenica, 03 maggio 2009

Non solo più da solo

"Le Sue attenzioni devono essere solo per me, non c'è spazio per nessun altro".
Questo è stato sempre il filo conduttore dei miei ragionamenti. Ma, ho imparato che nel corso della vita tante cose cambiano, e anche il modo di vederne alcune. Non significa che ad un certo punto lo spazio tra me e Lei si sia dilatato, ma da un po di tempo ha cominciato a farsi strada in me l'idea che mi sarebbe piaciuto avere una persona con la quale condividere la stessa passione per F.
F. mi autorizza a cercare e a creare il contatto; il resto lo avrebbe fatto lei. La rete talvolta sembra davvero un ostacolo insormontabile, cioè chi la frequenta sembra esserne catturato e trasformato in qualcosa che nella realtà non esiste. Ma all'improvviso I. ne viene fuori.
F.: "...è bella, mi ricorda molto S. nei suoi modi e anche nell'aspetto, parla bene, sembra convinta, domani viene al nostro covo".
La cosa d'istinto mi piace, ma, contestualmente comincio a provare un senso di lontananza, comincio a pensare che io sono qui e loro sono li, non posso controllare, non sarò presente. E sono stato io ad insistere perchè il contatto non si arenasse. Forse non dovevo, sono stato uno stupido. Sentimenti e sensazioni contrastanti mi accompagnano anche l'indomani, sia prima che dopo l'incontro. Sono sempre lontano, so che sta succedendo qualcosa, ma non bene cosa.
L.: " a che ora viene?
F.: " verso le 11.00, cerca di comportarti bene, non farla sentire in imbarazzo"
Arriva, è davvero molto carina, sembra che lei e F. siano già in sintonia perfetta, sembrano due vecchie amiche. Comincio a ripensare ai primi giorni che frequentavo F., ai tempi necessari per allacciare un rapporto di fiducia tra noi. Mi riesce impossibile non confrontarli i tempi.
appesiSiamo tutti e due nudi davanti a Lei. I. sembra intimorita dalla mia presenza, ho la sensazione di generarle quasi fastidio. Forse la complicità che immaginavo rimarrà solo nei miei pensieri, certe volte la mia ingenuità mi sorprende.
F. ci fa muovere in parallelo, sembriamo due ballerini che interpretano la stessa coreografia: tutti e due faccia la muro, tutti e due a 4 zampe, tutti e due pancia contro pancia e le mani legate in alto; in ogni caso con le nostre natiche ben esposte e ben offerte, che velocemente cominciano a striarsi. Nessuno dei due cede. I. vuole essere ammessa, io non posso assolutamente arrivare secondo.
I. comincia a rilassarsi e anche io inizio a percepire che il suo livello di gradimento nei miei confronti stia salendo. Passano i minuti, F. sembra essere compiaciuta della nostra resistenza, e forse comincia a pensare che la presenza di I. mi faccia bene.
Stavolta sono presente e parte integrante del gioco. F. non mi reputa secondo, forse non lo sarò mai per Lei.
I. è bella nuda, farebbe girare la testa a chiunque, ma non riesco a fare pensieri sessuali nei suoi confronti. Non ne voglio fare, non era questa la mia idea. L'intesa con I. comincia a svilupparsi e sembra rafforzarsi soprattutto nel momento in cui F. decide che entrambi ci dobbiamo occupare del suo piacere. Il viso della Padrona quando è compiaciuta genera sempre un piacere mentale impagabile.
Sono poco piu di 10 giorni che ho conosciuto I.; sono sicuro che insieme per F. faremo grandi cose.

postato da: solodilei alle ore 20:14 | link | commenti
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