Torno alla realtà


Sarà una riflessione sincera.
Come tutte le riflessioni, peraltro: le riflessioni dei momenti in cui si è da soli quelli in cui è difficile non essere sinceri con sè stessi.
Sapevo che Lei mi avrebbe ordinato di trascrivere le mie "riflessioni", appena avessimo parlato del Suo soggiorno in Sicilia, mia ospite, per 4 giorni.
Sapevo che Lei mi avrebbe ordinato di trascrivere le mie "riflessioni", appena avessimo parlato del Suo soggiorno in Sicilia, mia ospite, per 4 giorni.
Infatti me lo ha chiesto!
Quattro giorni in cui L'ho potuta respirare assiduamente, non più sfioramenti casuali o “necessari” come le precedenti circostanze al "covo".
Quattro giorni in cui abbiamo scandito le prove di convivenza, della prospettiva, cioè, di realizzare quella possibilità di vivere, un giorno, insieme, all'insegna del N/nostro comune sentire: la Dominazione/sottomissione.
Quattro giorni in cui L'ho potuta respirare assiduamente, non più sfioramenti casuali o “necessari” come le precedenti circostanze al "covo".
Quattro giorni in cui abbiamo scandito le prove di convivenza, della prospettiva, cioè, di realizzare quella possibilità di vivere, un giorno, insieme, all'insegna del N/nostro comune sentire: la Dominazione/sottomissione.
Finalizzata ad una condivisione che le N/nostre esperienze pregresse non sono mai riuscite a raggiungere per la fragilità dei rapporti, delle disillusioni consumate in un mare di rimpianti, nella vivace insofferenza di accettare un modo di vivere che l'età, a questo punto, ci suggeriva di accettare come per stabilire una resa , un abdicare ai N/nostri sogni.
Sogni che , evidentemente, covavano nei nostri animi; si erano rinvigoriti ed afflosciati, via, via con uguale puntualità, ogni volta che sembravano vicini ad essere raggiunti e che le miserie e gli agguati della vita demolivano inesorabilmente lasciandoci esausti e quasi rassegnati a rinfoderarli tra i meandri delle illusioni.
Sogni che avevamo cullato, parallelamente, in giorni lontani, in posti inimmaginabili, in esperienze diverse.
Adesso, di ritorno, sulla Messina-Catania, appena abbracciata, salutandoLa, sul predellino del treno che L’avrebbe riportata a casa, guidando in tutta rilassatezza, solo con me stesso, rivivevo tutti i momenti di quella vacanza insieme , nella mia Terra, all’estremità più profonda dell’Italia: Portopalo di Capo Passero, più giù di Malta.
Quattro giorni vissuti lasciando tutto e tutti fuori dalla nostra realtà che ci era apparsa assoluta, quasi come se non dovesse avere fine. Così , il preparare il caffè, la mattina o il pomeriggio, diventava non più la scena in cui il solerte schiavo doveva dimostrarsi tale verso la sua Padrona, con tutto il rituale del servizio, bensì un momento di condivisione, un momento di vita vissuta.
Il prepararsi per andare a raggiungere le spiaggie vicine a Marzamemi, concederci una serata a lume di candela in un ristorante nella piazza straordinariamente bella e suggestiva, briosa, romantica, della stessa Marzamemi.
Andare a fare la spesa nel piccolo supermercato di Portopalo o concederci una pausa per degustare un caffè al bar, appariva come uno spaccato di vita da condurre insieme, senza che il N/nostro particolare rapporto ne indirizzasse, a senso unico, le cadenze, i momenti, le intensità.
Tutto sembrava armoniosamente condiviso, senza difficoltà nè insofferenze; con curiosità mai esasperata; quasi del tutto naturale la coabitazione, come già fosse sperimentata e sottoposta ampiamente al "tagliando" periodico.
Tutto normale, tranne quando era il momento di ristabilire il Suo ruolo e, di conseguenza , il mio.
Mai intuito quel momento, nè provocato o suggerito con atteggiamenti o azioni: decideva Lei!
Così era, dopo aver riposato Una accanto all'altro, dopo una mattinata sulla spiaggia dell' Isola delle Correnti.
Un riposo che aveva messo a dura prova la mia capacità di resistere al richiamo della Sua sensualità: Lei così, all'apparenza, disponibile per la Sua quasi nudità ,civettuola viepiù.
Adesso, di ritorno, sulla Messina-Catania, appena abbracciata, salutandoLa, sul predellino del treno che L’avrebbe riportata a casa, guidando in tutta rilassatezza, solo con me stesso, rivivevo tutti i momenti di quella vacanza insieme , nella mia Terra, all’estremità più profonda dell’Italia: Portopalo di Capo Passero, più giù di Malta.
Quattro giorni vissuti lasciando tutto e tutti fuori dalla nostra realtà che ci era apparsa assoluta, quasi come se non dovesse avere fine. Così , il preparare il caffè, la mattina o il pomeriggio, diventava non più la scena in cui il solerte schiavo doveva dimostrarsi tale verso la sua Padrona, con tutto il rituale del servizio, bensì un momento di condivisione, un momento di vita vissuta.
Il prepararsi per andare a raggiungere le spiaggie vicine a Marzamemi, concederci una serata a lume di candela in un ristorante nella piazza straordinariamente bella e suggestiva, briosa, romantica, della stessa Marzamemi.
Andare a fare la spesa nel piccolo supermercato di Portopalo o concederci una pausa per degustare un caffè al bar, appariva come uno spaccato di vita da condurre insieme, senza che il N/nostro particolare rapporto ne indirizzasse, a senso unico, le cadenze, i momenti, le intensità.
Tutto sembrava armoniosamente condiviso, senza difficoltà nè insofferenze; con curiosità mai esasperata; quasi del tutto naturale la coabitazione, come già fosse sperimentata e sottoposta ampiamente al "tagliando" periodico.
Tutto normale, tranne quando era il momento di ristabilire il Suo ruolo e, di conseguenza , il mio.
Mai intuito quel momento, nè provocato o suggerito con atteggiamenti o azioni: decideva Lei!
Così era, dopo aver riposato Una accanto all'altro, dopo una mattinata sulla spiaggia dell' Isola delle Correnti.
Un riposo che aveva messo a dura prova la mia capacità di resistere al richiamo della Sua sensualità: Lei così, all'apparenza, disponibile per la Sua quasi nudità ,civettuola viepiù.
Stavo tentando strade ardite, alla ricerca di sensazioni tra umidori fragranti e soffici rotondità; proiettato verso confortanti , sensuali, molli anfratti; assaporando piacevoli indugi su setose superfici di pelle, incavi dolci: Lei , solo all’apparenza insensibile; o, piuttosto, pronta e desiderosa di dare piacere e riceverne: così La avvertivo. Retorico chiedersi, per l’ennesima volta, quanto avrebbe desiderato una mia audacia, al di fuori del “protocollo” da molto tempo assimilato come comportamento assoluto.
Lì, finalmente libero, per Sua concessione, della cintura di castità che mi impose quasi un anno fa, era forte la tentazione di pervenire , finalmente, ad un amplesso. La mano, sofficemente maliziosa, disegnava carezze estenuanti, sempre più prossime alle Sue intimità, non era disgiunta da sogni che contemplassero i N/nostri corpi finalmente incastrati. Mia! Avrei voluto farLa Mia.
E quella mano, alla fine, abbandonò ogni velleità, lasciando quel corpo vibrante .
Sonno, ristoratore, inquieto ci aveva colto, insieme , lasciando senza successo le N/nostre aspettative tacite ed inconfessabili.
Ben altro fu il risveglio.
Un energico ma giocoso scuotimento ed ecco riapparirmi : Lei, sorridente e sorniona, con uno sguardo parimenti affettuoso e complice. MIMOSA!
Pronto per il Suo gioco preferito: non ci fu neanche bisogno di parole per assecondare il Suo disegno pomeridiano.
Né, mi sorprese la rinuncia a qualsivoglia preparativo.
Era pronta per me ed io per Lei, senza una sola parola, né un cenno.
Mi ricordai di aver realizzato, sin dalla prima volta che mi possedette, che c’era, in Lei, qualcosa di naturale; una predisposizione a godere della penetrazione imposta come non avrei potuto immaginare in una donna.; quasi surreale quel corpo femminile armato da una voglia che prescindeva dall’attrezzo posticcio con il quale realizzava il Suo piacere.
Rimanevo stupito dalla facilità , direi la naturalezza, con la quale collassava in me il Suo corpo, agile e disinvolto nelle movenze, sicura che non avrebbe trovato ostacoli nell’arrivare fino in fondo e prepararsi la strada per i successivi assalti.
Pieno, non solo nell’essere invaso da quell’enorme simil-pene: pieno nella mente, occupata da sensazioni inimmaginabili, per non essere mai state sperimentate.
Mi scopava con voluttà, con paziente e consapevole lentezza, assaporando ogni spazio che cedevo a Lei ed al Suo attrezzo che sembrava fuso al Suo corpo. Un vero e proprio prodigio di trasformazione del Suo essere donna quale L’avevo desiderata appena poche ore prima.
Crollo di tutte le certezze di maschio, via, via che trovava il miglior sincronismo nel possedere il mio corpo non più , però, che la mia mente!
Scopato con voluttà, la Sua, soggiogato dal Suo piacere crescente che alitava sul mio collo, con spasmi di piacere sempre più intenso.
Fuso con Lei, in una corsa al piacere che immaginavo riguardasse solo la Sua voglia .
Denti che simultaneamente affondavano nelle mie carni alla ricerca di un Suo definitivo sollievo, contrassegnato da un’esigenza duplice di dare dolore negli attimi di piacere e verosimilmente sperperarmi nel simbolico atto di cibarsi di me, Sua proprietà
Realizzai improvvisamente che stavo godendo come mai prima e , paradossalmente, nella totale inversione della mia natura di maschio.
La mia sola rivincita ,più che altro la gioia di trasmetterLe la mia piena appartenenza: assicurarLa ancora di più al mio corpo, anche se del tutto inutile data la penetrazione profonda. Le mie mani ad afferrare le Sue piene cosce che erano tenaglie utili ai Suoi movimenti, ormai convulsi; le mie mani aggrappate alla loro pienezza, nel desiderio di ancorarLa più saldamente a me e nel momento dell’orgasmo.
Il primo, anale, che abbia mai provato: con Lei, con la mia Padrona MIMOSA
Quando La sentii accasciarsi sul mio corpo, ancora tremante, un pensiero beffardo ed insieme gioioso, si illuminò:
Avevo desiderato scopare la mia Padrona perché La amo : mi ha scopato Lei, perché mi ama.
postato da: secondoslave alle ore 11:05 | link | commenti (4)
categorie: cintura di castità, bdsm schiavo padrona
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