La mia prima sessione
Cara Padrona F.
come da te richiesto proverò a raccontare l’avventura di uno schiavo novizio, al servizio di ben due padrone e un padrone, durante un week end di full immersion nella comunità BDSM italiana. Prima di farlo però lascia che ti ringrazi di nuovo dal più profondo del cuore per l’opportunità che hai voluto darmi. Essere stato scelto da te è per me un motivo di soddisfazione ed orgoglio che mi accompagnerà per tutta la mia vita di bdsmer. Come potrò infatti mai dimenticare chi, con premura e fermezza, mi ha fatto vivere la mia prima vera e piena esperienza bdsm, Colei che mi ha condotto con perizia e premura di fronte ai miei limiti fisici e psicologici, aiutandomi a superarli? Mi sono messo completamente nelle tue mani, non sono arretrato neppure di fronte alle vergate più dolorose perché ero forte della tua forza, fiducioso nella tua fiducia che potevo farcela e alla grande e, sai una cosa? Con queste premesse, col mio atto di fede in Colei che dal primo incontro mi è apparsa come la personificazione terrena della mitica “padrona perfetta”, tutto mi è parso persino facile! Tu hai saputo tirare fuori il bdsmer che dormicchiava in me, esibirmi in pubblico mi è parso d’improvviso naturale, quasi non avessi fatto altro nella vita! Quegli ultimi istanti quando hai provato la bullwhip su di me davanti a tutti, col dolore che cresceva, i miei spasmi scrutati da vicino da tutte quelle persone, il sudore che colava e, alla fine, la soddisfazione di mostrarti i segni della frusta davanti a tutti resteranno impressi nella mia memoria come il bacio d’addio nel finale di Casablanca. “I think this is the beginning of a beautiful friendship” era la celebre battuta di Bogart, che calza a pennello per noi: ovviamente non semplice amicizia, ma sicuramente una stima, un rispetto, una disponibilità che non verranno mai meno nei tuoi confronti (e ovviamente anche l’amicizia!). Visti i miei trascorsi ho capito che forse non sono tagliato per l’appartenenza in senso classico, considera poi che vivendo con una compagna, al di là della libertà che lei mi concede, la cosa risulterebbe problematica; ma avrai sempre un posto nei miei desideri, ed io spero di poterlo avere ancora… sotto i tuoi piedi J
Con immensa stima, amicizia, gratitudine e devozione
Schiavo Lemmy
Ho vissuto tre giorni memorabili, davvero da sogno. Ero partito alla volta di Roma con un peso sul cuore, come chi affronta un viaggio verso l’ignoto. Adesso mi viene da sorridere di fronte alle mie stesse parole, ma quello era il mio stato d’animo al momento. Del resto provate a mettervi nei panni di uno schiavo con scarsissima esperienza che deve affrontare un intero week end al servizio di due padrone ed un padrone nel contesto del workshop teorico-pratico organizzato da La Rosa Nera a Roma! Temevo di essere inadeguato, di non riuscire a sopportare il dolore o che so io, e soprattutto tremavo al solo pensiero di deludere Padrona Mimosa, che tanta fiducia stava riponendo in me.
Sono giunto in tarda mattinata al country club del lido romano che avrebbe ospitato la tre giorni del Workshop. Ho subito incontrato gli organizzatori, le splendide e infaticabili Limea e EllediA più gli altri. Com’è giusto che fosse mi sono messo a dare una mano per preparare la sala dove si sarebbero svolte le attività: un ambiente riservato ma tutto a vetri, che andava quindi schermato da occhi indiscreti con dei grandi rotoli di carta da attaccare tutto in giro. Circa alle 13.00 l’emozione di parlare al cellulare con la Padrona, che mi ordina di attenderla un’ora dopo di fronte alla reception, cosa che faccio ben volentieri, e infatti sono lì ad accoglierla non appena scende dall’auto.
Mi presenta subito alla coppia di suoi amici, entrambi dom: la splendida ed affascinante L. e T., uomo e Padrone gentile e generoso. Non so cosa hanno in serbo per me ma ora che li ho davanti non sono più nervoso, sento anzi un senso di sollievo.
Li accompagno alla reception e li aiuto a sistemarsi, per poi raggiungere assieme la sede dei workshop. È in corso quello dedicato al bondage a cura di Maestro BD, che illustra una vasta gamma di materiali di uso quotidiano utilizzabili per legare nei modi più fantasiosi. Si va dal domopack alla carta igienica, passando per nastri e fasce varie, comprese quelle usate in equitazione per fasciare le gambe ai cavalli. Finita l’illustrazione si passa alla pratica e il materiale è a disposizione di tutti. Padrona Mimosa usa su di me proprio una lunga e sottile fascia rossa da equitazione, realizzando una pittoresca legatura che mi immobilizza in piedi con le braccia e le mani assicurate lungo i fianchi. Padrona L. aggiunge il tocco finale: un laccio da scarpa rosso sulla testa che mi fa assomigliare ad un uovo di pasqua, per il divertimento di tutti i presenti. Intanto diverse schiave sono legate con domopack, nastro adesivo, fascette da elettricista e quant’altro, si odono schioccare le prime frustate. Un ottimo inizio, l’emozione e la contentezza sono al culmine.
Dopo la cena si prosegue con la lezione sull’uso della cera, a cura di Stefano Laforgia. Anche qui viene presentato un vasto campionario di oggetti, candele dei tipi e delle fogge più diverse fatte con vari tipi di cera. Di ognuno vengono illustrate le caratteristiche e i diversi effetti che hanno quando sono versate calde sul corpo. Le mie due Padrone le provano (credo tutte!) sulla mia schiena. Alcune sono poco più che una tiepida carezza, altre pungono come la punta di una sigaretta. Tra le altre cose, Padrona L. scoprirà che soffro tremendamente il solletico, costringendomi a invocare ancor più cera bollente pur di interrompere quel supplizio!
Il giorno dopo si parte alla volta di… boh? Non so niente io, vado dove le Padrone e il Padrone hanno già deciso di portarmi. E torna l’inquietudine, un crescendo di tensione man mano che giungiamo a Roma e diventa evidente che sto per partecipare alla prima sessione bdsm in piena regola della mia vita. Siamo ospiti in casa di schiava Bellchiur, sono presenti S., schiavo di Padrona L. e anche Jentu, Padrone di Bellchiur. Si fanno le presentazioni ma io ho già quasi smesso di parlare, quando ci ordinano di spogliarci e inginocchiarci sono tesissimo. Faccio in tempo a confessare il mio stato alla Padrona pregandola di starmi vicino. Il suo sguardo e le sue parole bastano a spezzare la mia tensione, ritorno di là in ginocchio e si comincia.
Padrona L. lega le mie palle all’altro capo della corda che già stringe quelle di S., in modo da creare un guinzaglio unico per entrambi, mentre Padrona Mimosa mi stringe un collare di cuoio attorno al collo. Veniamo fatti sdraiare fianco a fianco in modo che schiava N. ci possa salire sopra, un piede per stomaco, per essere frustata con le tette pinzate e in trazione. Anche i miei capezzoli sono pinzati con graffette da ufficio dalle quali pendono dei graziosi campanelli. Veniamo portati a spasso come due cagnolini da Padrona Mimosa, che passa poi ad incaprettarmi con tanto di gancio di ferro nel culo. Ho già ricevuto parecchi colpi sulla schiena, immagino (perché ho la faccia sul pavimento) che usi sia il cane che il frustino. Ricevo parecchie sferzate finché anche Padrone E. vuol fare la sua parte, assestando dieci frustate di quelle che lasciano il segno. Padrona Mimosa fa il resto, facendomi contare fino a cinquanta frustate! È qui forse che avviene qualcosa in me: anziché saltare su urlando la safeword, come pure avevo temuto, me ne sto al mio posto e accolgo tutto quello che mi viene inflitto, mentre la paura piano piano svanisce e sento che ce la posso fare. Seguiranno altri colpi di cane prima di essere usato ripetutamente come sgabello e poggiapiedi da parte delle due Padrone. A quel punto mi sono sentito rinascere e l’angoscia iniziale ha ceduto al piacere dell’abbandono, ben esemplificato dalle lacrime liberatorie copiosamente versate quando mi viene ordinato di prendere in bocca il cazzo di schiavo S. e poi di leccare la schiena di N.
A fine sessione bacio riconoscente i piedi di Padroni e Padrone, la mia prima sessione bdsm in piena regola è andata ed io mi sento confuso, felice e affamato! Finiamo quindi tutti contenti in un ristorante nei paraggi, dove guardiamo le belle foto scattate dalle Padrone e dai Padroni e quasi non mi riconosco, mentre il mio ego da schiavo s’impenna nel ricevere i loro complimenti!
Al ritorno il riposo è d’obbligo poiché ci aspetta la cena di Legami, cui ci rechiamo assieme a Thalia, simpaticissima e pazza schiava trans., che si presenta all’appuntamento in pieno spolvero fetish: vestitino succinto di pelle, calze velate, tacchi vertiginosi, collare, polsiere e cavigliere. Quando attorno a noi si raduna una piccola folla di bambini siamo costretti a rifugiarci in auto e finalmente si parte. La cena ha luogo a Roma in un locale tutto riservato a noi, dove per la prima volta non dobbiamo spacciarci per teatranti o altro potendo essere liberamente noi stessi. Questo ha fatto sì che i partecipanti venissero abbigliati nel modo a loro più consono, ed ecco una sfilata di splendide trans su trampoli vertiginosi e vestitini fetish, nonché un profluvio di collari, polsiere, borchie, catene variamente indossati dai partecipanti. Il menù è eccezionale e l’atmosfera pure, si chiacchiera e si ride, si incontrano vecchie conoscenze e se ne fanno di nuove. Alla fine ci scappa pure un’applauditissima esibizione di Adam K., padrone abilissimo nel costruire ed usare le fruste, che darà prova della sua maestria arrossando i fondoschiena di due schiave.
Il giorno dopo purtroppo è giorno di partenza. Facciamo i bagagli per lasciare le camere. Aiuto Padrona Mimosa, che prima di riporre il cane mi lascia altri cinquanta colpi come saluto. Non saranno gli ultimi poiché il seminario del giorno prevede il tema del wipping a cura di Adam K. e Padrona Mimosa, per decidere che tipo di bullwhip farsi costruire, ne prova ancora alcune su di me, lasciandomi come ultimo ricordo un bel po’ di strisce rosse che vanno a sommarsi a quelle della mattina e della sera prima. Saluto tutti al volo perché la navetta parte tra pochi minuti, Padrona L. fa ancora in tempo a farmi il solletico per l’ultima volta. Appena sul treno cerco una toilette per ammirare lo spettacolo della mia schiena striata di rosso, che resterà tale ancora per un po’ di giorni.
Grazie Padrona Mimosa, il Suo schiavo riconoscente Lemmy.
come da te richiesto proverò a raccontare l’avventura di uno schiavo novizio, al servizio di ben due padrone e un padrone, durante un week end di full immersion nella comunità BDSM italiana. Prima di farlo però lascia che ti ringrazi di nuovo dal più profondo del cuore per l’opportunità che hai voluto darmi. Essere stato scelto da te è per me un motivo di soddisfazione ed orgoglio che mi accompagnerà per tutta la mia vita di bdsmer. Come potrò infatti mai dimenticare chi, con premura e fermezza, mi ha fatto vivere la mia prima vera e piena esperienza bdsm, Colei che mi ha condotto con perizia e premura di fronte ai miei limiti fisici e psicologici, aiutandomi a superarli? Mi sono messo completamente nelle tue mani, non sono arretrato neppure di fronte alle vergate più dolorose perché ero forte della tua forza, fiducioso nella tua fiducia che potevo farcela e alla grande e, sai una cosa? Con queste premesse, col mio atto di fede in Colei che dal primo incontro mi è apparsa come la personificazione terrena della mitica “padrona perfetta”, tutto mi è parso persino facile! Tu hai saputo tirare fuori il bdsmer che dormicchiava in me, esibirmi in pubblico mi è parso d’improvviso naturale, quasi non avessi fatto altro nella vita! Quegli ultimi istanti quando hai provato la bullwhip su di me davanti a tutti, col dolore che cresceva, i miei spasmi scrutati da vicino da tutte quelle persone, il sudore che colava e, alla fine, la soddisfazione di mostrarti i segni della frusta davanti a tutti resteranno impressi nella mia memoria come il bacio d’addio nel finale di Casablanca. “I think this is the beginning of a beautiful friendship” era la celebre battuta di Bogart, che calza a pennello per noi: ovviamente non semplice amicizia, ma sicuramente una stima, un rispetto, una disponibilità che non verranno mai meno nei tuoi confronti (e ovviamente anche l’amicizia!). Visti i miei trascorsi ho capito che forse non sono tagliato per l’appartenenza in senso classico, considera poi che vivendo con una compagna, al di là della libertà che lei mi concede, la cosa risulterebbe problematica; ma avrai sempre un posto nei miei desideri, ed io spero di poterlo avere ancora… sotto i tuoi piedi J
Con immensa stima, amicizia, gratitudine e devozione
Schiavo Lemmy
Ho vissuto tre giorni memorabili, davvero da sogno. Ero partito alla volta di Roma con un peso sul cuore, come chi affronta un viaggio verso l’ignoto. Adesso mi viene da sorridere di fronte alle mie stesse parole, ma quello era il mio stato d’animo al momento. Del resto provate a mettervi nei panni di uno schiavo con scarsissima esperienza che deve affrontare un intero week end al servizio di due padrone ed un padrone nel contesto del workshop teorico-pratico organizzato da La Rosa Nera a Roma! Temevo di essere inadeguato, di non riuscire a sopportare il dolore o che so io, e soprattutto tremavo al solo pensiero di deludere Padrona Mimosa, che tanta fiducia stava riponendo in me.
Sono giunto in tarda mattinata al country club del lido romano che avrebbe ospitato la tre giorni del Workshop. Ho subito incontrato gli organizzatori, le splendide e infaticabili Limea e EllediA più gli altri. Com’è giusto che fosse mi sono messo a dare una mano per preparare la sala dove si sarebbero svolte le attività: un ambiente riservato ma tutto a vetri, che andava quindi schermato da occhi indiscreti con dei grandi rotoli di carta da attaccare tutto in giro. Circa alle 13.00 l’emozione di parlare al cellulare con la Padrona, che mi ordina di attenderla un’ora dopo di fronte alla reception, cosa che faccio ben volentieri, e infatti sono lì ad accoglierla non appena scende dall’auto.
Mi presenta subito alla coppia di suoi amici, entrambi dom: la splendida ed affascinante L. e T., uomo e Padrone gentile e generoso. Non so cosa hanno in serbo per me ma ora che li ho davanti non sono più nervoso, sento anzi un senso di sollievo.
Li accompagno alla reception e li aiuto a sistemarsi, per poi raggiungere assieme la sede dei workshop. È in corso quello dedicato al bondage a cura di Maestro BD, che illustra una vasta gamma di materiali di uso quotidiano utilizzabili per legare nei modi più fantasiosi. Si va dal domopack alla carta igienica, passando per nastri e fasce varie, comprese quelle usate in equitazione per fasciare le gambe ai cavalli. Finita l’illustrazione si passa alla pratica e il materiale è a disposizione di tutti. Padrona Mimosa usa su di me proprio una lunga e sottile fascia rossa da equitazione, realizzando una pittoresca legatura che mi immobilizza in piedi con le braccia e le mani assicurate lungo i fianchi. Padrona L. aggiunge il tocco finale: un laccio da scarpa rosso sulla testa che mi fa assomigliare ad un uovo di pasqua, per il divertimento di tutti i presenti. Intanto diverse schiave sono legate con domopack, nastro adesivo, fascette da elettricista e quant’altro, si odono schioccare le prime frustate. Un ottimo inizio, l’emozione e la contentezza sono al culmine.
Dopo la cena si prosegue con la lezione sull’uso della cera, a cura di Stefano Laforgia. Anche qui viene presentato un vasto campionario di oggetti, candele dei tipi e delle fogge più diverse fatte con vari tipi di cera. Di ognuno vengono illustrate le caratteristiche e i diversi effetti che hanno quando sono versate calde sul corpo. Le mie due Padrone le provano (credo tutte!) sulla mia schiena. Alcune sono poco più che una tiepida carezza, altre pungono come la punta di una sigaretta. Tra le altre cose, Padrona L. scoprirà che soffro tremendamente il solletico, costringendomi a invocare ancor più cera bollente pur di interrompere quel supplizio!
Il giorno dopo si parte alla volta di… boh? Non so niente io, vado dove le Padrone e il Padrone hanno già deciso di portarmi. E torna l’inquietudine, un crescendo di tensione man mano che giungiamo a Roma e diventa evidente che sto per partecipare alla prima sessione bdsm in piena regola della mia vita. Siamo ospiti in casa di schiava Bellchiur, sono presenti S., schiavo di Padrona L. e anche Jentu, Padrone di Bellchiur. Si fanno le presentazioni ma io ho già quasi smesso di parlare, quando ci ordinano di spogliarci e inginocchiarci sono tesissimo. Faccio in tempo a confessare il mio stato alla Padrona pregandola di starmi vicino. Il suo sguardo e le sue parole bastano a spezzare la mia tensione, ritorno di là in ginocchio e si comincia.
Padrona L. lega le mie palle all’altro capo della corda che già stringe quelle di S., in modo da creare un guinzaglio unico per entrambi, mentre Padrona Mimosa mi stringe un collare di cuoio attorno al collo. Veniamo fatti sdraiare fianco a fianco in modo che schiava N. ci possa salire sopra, un piede per stomaco, per essere frustata con le tette pinzate e in trazione. Anche i miei capezzoli sono pinzati con graffette da ufficio dalle quali pendono dei graziosi campanelli. Veniamo portati a spasso come due cagnolini da Padrona Mimosa, che passa poi ad incaprettarmi con tanto di gancio di ferro nel culo. Ho già ricevuto parecchi colpi sulla schiena, immagino (perché ho la faccia sul pavimento) che usi sia il cane che il frustino. Ricevo parecchie sferzate finché anche Padrone E. vuol fare la sua parte, assestando dieci frustate di quelle che lasciano il segno. Padrona Mimosa fa il resto, facendomi contare fino a cinquanta frustate! È qui forse che avviene qualcosa in me: anziché saltare su urlando la safeword, come pure avevo temuto, me ne sto al mio posto e accolgo tutto quello che mi viene inflitto, mentre la paura piano piano svanisce e sento che ce la posso fare. Seguiranno altri colpi di cane prima di essere usato ripetutamente come sgabello e poggiapiedi da parte delle due Padrone. A quel punto mi sono sentito rinascere e l’angoscia iniziale ha ceduto al piacere dell’abbandono, ben esemplificato dalle lacrime liberatorie copiosamente versate quando mi viene ordinato di prendere in bocca il cazzo di schiavo S. e poi di leccare la schiena di N.
A fine sessione bacio riconoscente i piedi di Padroni e Padrone, la mia prima sessione bdsm in piena regola è andata ed io mi sento confuso, felice e affamato! Finiamo quindi tutti contenti in un ristorante nei paraggi, dove guardiamo le belle foto scattate dalle Padrone e dai Padroni e quasi non mi riconosco, mentre il mio ego da schiavo s’impenna nel ricevere i loro complimenti!
Al ritorno il riposo è d’obbligo poiché ci aspetta la cena di Legami, cui ci rechiamo assieme a Thalia, simpaticissima e pazza schiava trans., che si presenta all’appuntamento in pieno spolvero fetish: vestitino succinto di pelle, calze velate, tacchi vertiginosi, collare, polsiere e cavigliere. Quando attorno a noi si raduna una piccola folla di bambini siamo costretti a rifugiarci in auto e finalmente si parte. La cena ha luogo a Roma in un locale tutto riservato a noi, dove per la prima volta non dobbiamo spacciarci per teatranti o altro potendo essere liberamente noi stessi. Questo ha fatto sì che i partecipanti venissero abbigliati nel modo a loro più consono, ed ecco una sfilata di splendide trans su trampoli vertiginosi e vestitini fetish, nonché un profluvio di collari, polsiere, borchie, catene variamente indossati dai partecipanti. Il menù è eccezionale e l’atmosfera pure, si chiacchiera e si ride, si incontrano vecchie conoscenze e se ne fanno di nuove. Alla fine ci scappa pure un’applauditissima esibizione di Adam K., padrone abilissimo nel costruire ed usare le fruste, che darà prova della sua maestria arrossando i fondoschiena di due schiave.
Il giorno dopo purtroppo è giorno di partenza. Facciamo i bagagli per lasciare le camere. Aiuto Padrona Mimosa, che prima di riporre il cane mi lascia altri cinquanta colpi come saluto. Non saranno gli ultimi poiché il seminario del giorno prevede il tema del wipping a cura di Adam K. e Padrona Mimosa, per decidere che tipo di bullwhip farsi costruire, ne prova ancora alcune su di me, lasciandomi come ultimo ricordo un bel po’ di strisce rosse che vanno a sommarsi a quelle della mattina e della sera prima. Saluto tutti al volo perché la navetta parte tra pochi minuti, Padrona L. fa ancora in tempo a farmi il solletico per l’ultima volta. Appena sul treno cerco una toilette per ammirare lo spettacolo della mia schiena striata di rosso, che resterà tale ancora per un po’ di giorni.
Grazie Padrona Mimosa, il Suo schiavo riconoscente Lemmy.
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